Quartiere Savena

Fotosintesi urbana

Fotosintesi Urbana. Intervista a Fiore Zaniboni di Arci Bologna

“La gente ha molta voglia di stare insieme e di fare. Ma ha bisogno di non essere abbandonata e di essere guidata”

Fiore Zaniboni non ha esitazioni.

Zainetto, capelli raccolti, voce sicura ma accogliente.

È responsabile circoli e progettazione di Arci Bologna, l’ente capofila insieme a Associazione Senza il Banco e Polisportiva Pontevecchio di Fotosintesi urbana, progetto che riunisce una grande rete di realtà e che sta mettendo in campo nel quartiere Savena attività sul verde, la cura del verde, la biodiversità e il cambiamento climatico.

Sedute al Parco dei Cedri su una delle panchine di legno di risulta realizzate all’interno di uno dei tanti laboratori, gli chiedo perché è così importante migliorare il posto in cui si vive dando vita a luoghi di confronto nati dal basso.

Si gira verso il parco, a fianco a noi passa un signore in bicicletta, poi mamme che spingono passeggini, runners. Sorride.

Se c’è un muro scritto è probabile che sarà scritto ancora. Se c’è una panchina rotta è facile sia vandalizzata ancora. Vivere in un ambiente bello e confortevole invece induce a continuare a prendersene cura e a considerarlo un bene di tutti”

Le attività di Fotosintesi Urbana coinvolgono ragazzi di scuole medie e superiori, giovani in dispersione scolastica o con handicap, persone segnalate dai servizi sociali e richiedenti asilo, famiglie, anziani, la rete informale dei cittadini. Un unico grande progetto rivolto a tutta la comunità e costituito da percorsi formativi, interventi sulle aree verdi, ma anche momenti di festa.

Partiamo dalle Scuole Medie.

“Con tutte le terze medie e con alcune classi di prima e seconda media del quartiere stiamo facendo percorsi con il WWF e Agriverde. Si tratta di moduli di cinque incontri in cui i ragazzi vengono introdotti al concetto di biodiversità e portati a vedere l’oasi del WWF a libera evoluzione qui al Parco dei Cedri, ma anche  il centro diurno per disabili alla Casa gialla e rossa. I ragazzi si fermano qua con loro e fanno merenda insieme. Inoltre stanno costruendo in classe degli hotel degli insetti , sia piccoli prototipi che si porteranno a casa, sia parti che più grandi che saranno invece collocate al Parco dei Cedri. Alcune classi invece saranno portate al Parco dei Gessi. Abbiamo progettato poi un modulo ah hoc da 8 a 10 incontri pensato per ragazzi in dispersione scolastica o con handicap sempre su questo filone e con diversi incontri pratici e manuali”

 Con i ragazzi delle superiori invece?

“Le scuole superiori coinvolte sono Tanari e Majorana con le quali stiamo facendo percorsi sui cambiamenti climatici. Abbiamo fatto una formazione di quattro incontri ai docenti con formatori di Arpae perché possano continuare quando il progetto finirà. I ragazzi invece parteciperanno a cinque incontri nei quali costruiranno quattro colonnine meteo che rileveranno cambi di temperatura e umidità e che rimarranno alle scuole. Questo investimento quindi ha senso se possono continuare anche dopo ad utilizzarle. Sono quattro e verranno collocate in entrambe le scuole, ma anche alla Casa gialla e Casa rossa, al Parco dei Cedri e probabilmente nella sede di Arci San Lazzaro. Questo progetto sarà poi raccontato dai ragazzi stessi in occasione di Ecomondo a Rimini”.

I ragazzi come stanno vivendo questa esperienza non proprio ordinaria?

“Sono molto interessati, è un tema che appassiona e di cui anche i ragazzi riconoscono l’emergenza. Agli incontri dedicati ai docenti hanno partecipato volontariamente in orario extra scolastico anche alcuni dei ragazzi e questa è stata una cosa molto bella”

 Avete messo in campo anche veri e propri tirocini formativi. A chi sono rivolti?

“Si, sono tirocini formativi retribuiti di cinque mesi ad Agriverde per sei persone dai 18 ai 25 anni segnalate dai servizi sociali o dal quartiere, oppure seguiti in percorsi di accoglienza e inclusione dalle nostre associazioni. Al momento hanno terminato due ragazzi richiedenti asilo seguiti da Arci Solidarietà. Viene data loro una cifra molto alta per essere tirocini, si tratta di un netto di 500 euro e ci teniamo molto per la dignità e la formazione delle persone. I ragazzi sono anche molto seguiti, abbiamo un’operatrice che va insieme a loro ai colloqui, li accompagna lungo il percorso. Non è un ‘ciao, ci vediamo tra cinque mesi’. Agriverde è una realtà molto inclusiva che inserisce anche ragazzi che verrebbero presi con più difficoltà da altre realtà, mentre qui possono avere una possibilità”

 Parliamo anche degli interventi verdi…

“Non vogliamo sostituirci ai servizi di pulizia, i nostri sono interventi di abbellimento per vivere in spazi più accoglienti. In piazza Lambrakis abbiamo spostato, insieme ad un comitato di cittadini composto principalmente da giovani famiglie, alcune panchine e le abbiamo messe vicine in modo che le persone possano parlare tra loro, piccole oasi di socializzazione in una piazza che è molto viva. Alcune sono anche state dipinte durante una giornata di festa. Sono state poi piantate piante, è stato rimesso in funzione il sistema di irrigazione, abbiamo ridato vita ad un’aiuola e abbiamo posizionato una lunga seduta ottenuta dal tronco di un albero di legno di risulta, che altrimenti sarebbe stato buttato. Attualmente è utilizzata come gioco dai bambini e ci piacerebbe farne un’altra. Sempre con legno di risulta abbiamo realizzato panchine e tavoli qui al Parco dei Cedri, dove siamo sedute noi”

Infine, tra i progetti ci sono anche giardini dei fiori e frutti dimenticati. Ce ne parli?

 “Si, realizzeremo insieme ad Arpae un giardino alla Casa gialla e uno alla biblioteca Ginzburg dove saranno piantati semi e innesti di fine Ottocento e organizzeremo anche eventi culturali ah hoc”

 Perché secondo te è così importante un progetto come il vostro?

“Crea contatti reali. Le persone hanno voglia di stare insieme ma hanno bisogno di non essere abbandonate e piuttosto guidate. La trasformazione del Comitato del Parco dei Cedri in Associazione e la creazione di un posto comune sono l’evoluzione positiva di tutto questo percorso acceso da chi sta immaginando la città. Poi intreccia generazioni molto diverse, dai super anziani ai ragazzi giovani. Infine, è importante l’aspetto scientifico di alta qualità”

 Quali sono le criticità della zona?

“I giovani vivono un po’ la lontananza dalla città, non c’è un circolo Arci giovanile ad esempio e non ci sono luoghi chiusi dove stare. Piazza Lambrakis è stata concepita come un paese a sé, ma da quando diversi negozi hanno chiuso è una zona dormitorio e la piazza è lo spazio comune dove vivere. Inoltre il Parco dei Cedri viene sottovalutato come luogo naturalistico e appendice del Parco dei Gessi e ci sono pochi giochi. Non ci si ferma, non viene vissuto. Ci si corre intorno”

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