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Scuola di Azioni Collettive

“Senza relazione non c’è soluzione”. Intervista a Rosanna Prevete e Federico Salvarani

“Proviamo ad affrontare collettivamente una fase storica che richiede sempre più cura, ma che poco si pone il grande tema di non lasciare indietro chi cura”.

La Scuola di Azioni Collettive entra nella sua seconda fase, per supportare, rafforzando competenze e alleanze, le 32 comunità selezionate dal bando lanciato da Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Comune di Bologna.

L’obiettivo è quello di far convergere più comunità su più temi, generando e acquisendo nuovi saperi e ridistribuendo competenze già presenti. Dopo aver incontrato i progetti in colloqui di approfondimento, i laboratori di immaginazione collettiva e un incontro dedicato ad approfondire le principali tematiche relative ai finanziamenti europei PON Metro, il percorso prosegue con la formazione specifica su temi strategici: workshop e lezioni frontali a cui si affiancano percorsi di tutoraggio individualizzati. 

 A questo ciclo di formazione specifica, si affianca un percorso di formazione pubblica aperto alla città, dedicato a esplorare come scelte e azioni collettive possano rispondere con cura ai bisogni della città emergente. Al centro metteremo la relazione tra persone, comunità, istituzioni e saperi differenti e pratiche di collaborazione sociale che si attivano, crescono, criticano, propongono, rompono gli schematismi, creando alleanze inedite e sperimentando risposte possibili. Scuola di Azioni Collettive propone quindi una rassegna in cui comunità di pratica e di ricerca si incontrano attorno a sfide strategiche per un futuro solidale e mutualistico della città, a sostegno delle azioni collettive.

 Abbiamo raggiunto Federico Salvarani e Rosanna Prevete di Fondazione Innovazione Urbana per un confronto e uno scambio sulla formazione della Scuola di Azioni Collettive.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Oltre ai laboratori di immaginazione collettiva, avete previsto una formazione specifica, quindi incontri di formazione su temi strategici. Quali sono e perché sono fondamentali per portare i progetti a sviluppare una visione di cambiamento collettiva? 

Rosanna: “La Scuola di Azioni Collettive è uno strumento di supporto all’attivismo e al Terzo Settore: coloro che si prendono cura della città e ne fanno uno spazio inclusivo e più giusto. Questo significa che nella maggior parte dei casi i destinatari della formazione hanno qualcosa da insegnare, oltre che da imparare. Per questo abbiamo fatto una raccolta dei bisogni formativi attraverso un processo di ascolto –  a più riprese – in diverse fasi del percorso attraverso il quale i progetti si sono avvicinati alla Scuola. dopo aver definito meglio le idee attraverso i quattro laboratori serali di co-design che si sono svolti tra gennaio e febbraio, abbiamo potuto lavorare su una proposta condivisa con le proponenti e i proponenti dei progetti. Il risultato è un programma che andrà avanti fino a dicembre 2021 e che prova a intercettare la complessità degli approcci con cui la città fronteggia (o potrebbe fronteggiare) le fragilità, che tiene conto e valorizza le linee valoriali espresse dai progetti, ma che cerca di rispondere anche a esigenze molto pragmatiche e pressanti del quotidiano. Si alternano in questo senso diverse aree e focus di formazione: governance, con un focus sulla gestione degli spazi civici co-gestiti, le imprese di comunità, l’impatto sociale e le trasformazioni sempre più complesse che riguardano la riforma del Terzo Settore, attivazione delle comunità, sostenibilità e fundraising, Comunicazione. Attivazione delle comunità, ascolto attivo, gestione dei dati, advocacy e campagne di mobilitazione, gestione e facilitazione inclusiva dei gruppi e delle comunità online. A queste si affiancano moduli dedicati alla sostenibilità economico-finanziaria per entrare in un’ottica di professionalizzazione e valorizzazione del lavoro che già si sta facendo. La nostra idea è che snellendo i processi e avendo accesso a strumenti nuovi si generino maggiori opportunità di espressione e perseguimento della propria missione. Stesso principio per l’empowerment attraverso le attività di comunicazione: raccontare e raccontarsi non ha un semplice valore di posizionamento sul ‘mercato’ ma è fondamentale per entrare in contatto e agganciare destinatari sostenitori e compagni di viaggio delle proprie attività. Il tema delle alleanze è centrale, in questo senso lavoreremo per innescare piccoli ‘progetti speciali’, che coinvolgono progetti affini che hanno risorse e visioni da mettere in comune, sia nello stesso quartiere che per ambiti di intervento. Stiamo predisponendo anche un’attività di accompagnamento one to one dove necessaria e dove può fare la differenza. Dobbiamo essere anche ‘artigiani’ nel supportare lo sviluppo di di un’idea. 

L’obiettivo è contribuire a preservare il valore inestimabile di ogni progetto che partecipa, ma anche delle comunità che ha intorno. Attraverso strumenti di progettazione e un supporto finanziario proviamo ad affrontare collettivamente – nel presente e per consolidare le attività sul lungo periodo –  una fase storica che richiede sempre più cura ma che poco si pone il grande tema di non lasciare indietro chi si occupa di cura. Se parlando di cura facciamo riferimento a un concetto di salute ampio che ha a che fare con la prossimità, la vicinanza, “il monitoraggio continuo dei bisogni, di ciò che dà vita alle persone”- per citare Ivo Quaranta, docente all’Università di Bologna. 

La formazione pubblica è dedicata alle sfide necessarie per un futuro collettivo e sostenibile della città. Avete detto che vuole coinvolgere la città nelle attività della Scuola e la Scuola nelle attività della città. In che modo? 

Federico: “Ogni realtà di Collettive è parte di comunità cittadina più ampia, uno sguardo concreto sulla realtà e sulla quotidianità che stiamo vivendo.
Da più di 4 anni la Fondazione per l’Innovazione Urbana, grazie a un team multidisciplinare di Agenti di Prossimità e grazie ai numerosi percorsi di ascolto e supporto del territorio (es. Laboratori di Quartiere e Bilancio partecipativo) è diventata uno snodo centrale per le relazioni tra le comunità e la Pubblica Amministrazione, promuovendo l’approccio dell’Immaginazione Civica e acquisendo la prossimità come metodo di ascolto, supporto e costruzione delle risposte ai bisogni concreti della città e di chi la vive. In questi anni abbiamo incontrato oltre 15.000 cittadine e cittadini, raccolto più di 50.000 voti online per il Bilancio partecipativo, attivato percorsi di ascolto e partecipazione sulla mobilità, sull’accessibilità e sull’uso degli spazi pubblici, promosso bandi dedicati al protagonismo studentesco e alle attività culturali per l’estate dei Quartieri.
Poi, con l’emergenza sanitaria il contesto sociale e relazionale è in continuo mutamento, caratterizzato da una costante instabilità consideriamo fondamentale riflettere sugli scenari futuri e sui nuovi ritmi dell’emergenza mettendo al primo posto le comunità cittadine, nella consapevolezza che le reti civiche siano da considerare sempre più come un perno centrale della città ma anche in relazione agli scenari di ripresa che sarà necessario affrontare nei prossimi mesi.
La Scuola di Azioni Collettive offre un percorso di formazione e autoformazione seguendo una logica mutualistica, aperta, di scambio, confronto e continua costruzione di reti per rispondere ai bisogni in modo concreto, reale e collettivo.
La logica che sottende le azioni di Collettive è sempre quella dell’Immaginazione Civica, che utilizza la prossimità per ascoltare i bisogni e co-costruire risposte condivise, sempre orientandosi al territorio e alle comunità che lo vivono.
In questo modo l’Immaginazione diventa collettiva, i bisogni della città diventano il perno della Scuola, le azioni della Scuola si riversano in città, la formazione diventa azione e viceversa”.

Come è strutturata e a chi è rivolta? 

Rosanna: “La formazione pubblica è il momento in cui la Scuola di Azioni Collettive apre la discussione sulle sfide che si è data convocando la città, soggetti di visione e soggetti di pratica e sperimentazione, su scala nazionale e probabilmente anche internazionale. Attraverso incontri che si terranno fino a fine anno, attraverseremo mondi e esperienze accomunati da un approccio mutualistico alle azioni collettive. Porteremo il punto di vista delle Istituzioni, di esperte ed esperti, di organizzazioni consolidate, neo costituite e in fase di costituzione. Toccheremo in ogni appuntamento un tema, ma provando a comporre una mappa ampia e complessa che tiene dentro questioni e protagonisti coinvolti. Partiremo da un tema urgente, che è quello della cura, interrogandoci su cosa si intende per salute pubblica e di comunità, tratteremo il tema spinoso della sicurezza nello spazio della città svuotata dalla pandemia. Affronteremo il tema degli spazi urbani e delle loro funzioni fondamentali, dell’assenza delle esperienze culturali collettive, degli strumenti economici a sostegno del sociale e dell’attivismo, della biodiversità come principio del vivere comune, dell’ascolto e della mobilitazione delle comunità e della formazione a trecentosessanta gradi delle generazioni di adolescenti che si trovano ad affrontare questa difficilissima fase”. 

Il tema attorno a cui ruota la formazione pubblica è il mutualismo. Perché questa scelta e perché questo tipo di formazione oggi è ancora più importante? 

Federico: “Sono le comunità che ce lo chiedono. Durante l’emergenza abbiamo svolto tre ricerche sulle reti mutualistiche attivate, a livello locale e nazionale, che oltre a delineare un quadro complessivo e generale rispetto al vissuto delle realtà attive sul territorio ci hanno fornito spunti di riflessione e di analisi in grado di orientare e supportare la costruzione di una visione politica e amministrativa nuova.
Le reti civiche hanno dato segnali di virtuosismo civico con altissimi impatti sociali che abbiamo sentito il bisogno di preservare e supportare a livello locale.
Riconoscere il ruolo delle reti civiche, investire su forme di governance condivisa, creare un linguaggio civico comune, rafforzare le reti supportando la prossimità: questi sono i principali bisogni emersi. Ed è da qui, da questi bisogni, che parte l’idea di Collettive: supportare la partecipazione delle realtà alla vita civica attraverso l’empowerment e la creazione di competenze collettive, condivise, co-costruite.
L’obiettivo ultimo è quello di trasformare l’emergenza in opportunità, le difficoltà in stimoli, le criticità in occasioni di crescita, attraverso la formazione e l’accompagnamento”. 

In che modo il lavoro svolto sul territorio fino ad ora dalla Fondazione Innovazione Urbana si intreccia e si integra con la Scuola di Azioni Collettive?

Federico: “Le azioni e le realtà di Collettive sono inevitabilmente legate ai quartieri e al lavoro che la Fondazione per l’Innovazione Urbana e i suoi referenti di quartiere hanno svolto nel corso degli anni non solo con i Laboratori di Quartiere e con il Bilancio Partecipativo, ma con tutte quelle attività volte alla cura del territorio e delle relazioni, tenendo sempre al centro della riflessione l’approccio di prossimità. 

Quando poi la complessità sociale crescente ci mette di fronte a problemi che non sembrano trovare una soluzione chiara e definitiva, diventa ancora più importante (ri)mettere al centro la relazione tra persone, comunità, istituzioni e saperi differenti. Non ci sono formule magiche che possano risolvere da un giorno all’altro questioni cruciali, le disuguaglianze economiche, l’isolamento sociale, la crisi ecologica e della salute pubblica. Esistono però pratiche di collaborazione sociale che si attivano, crescono, criticano, propongono, escono dagli schemi, creano alleanze inedite e sperimentano risposte possibili. 

In questo senso diventa centrale lo sviluppo di un percorso di formazione pubblica continua e diffusa su tutto il territorio per rinforzare le scelte e azioni collettive, che si basano quindi sulla connessione di capacità, risorse e prospettive plurali, per rispondere con cura ai bisogni della città emergente.

Le risposte ai bisogni concreti delle comunità non nascono dentro un ufficio tecnico, ma dal confronto, dallo scambio e dal lavoro in rete: senza relazione non c’è soluzione. E le relazioni non possono che essere Collettive”.

Intervista di Silvia Santachiara

Qui l’intervista a Veronica Ceruti e Michele d’Alena se vuoi sapere di più sulla visione della Scuola di Azioni Collettive