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Scuola di Azioni Collettive

“La forza di Collettive: tra cura delle relazioni e formazione, anche amministrativa”. Intervista a Michela Checchi e Giuseppe Seminario

“Abbiamo cercato di unire il know-how dell’Amministrazione rispetto ai fondi Europei e le competenze della Fondazione per l’Innovazione Urbana. Con cura delle relazioni e l’ingaggio delle comunità, abbiamo costruito un percorso formativo per facilitare l’accesso a fondi pubblici progettando interventi innovativi che partono dai bisogni di comunità”

 La Scuola di Azioni Collettive nasce come supporto concreto a 32 realtà che, dal basso, rispondono a bisogni della comunità, soprattutto in zone ad alta fragilità. Ad accedere anche realtà informali, supportate attraverso un affiancamento e un percorso formativo dedicato anche ad approfondire le principali tematiche relative ai finanziamenti Europei, uno degli aspetti più complessi. Un inedito approccio amministrativo, che ha reso quindi il sistema accessibile a tutti.

 Abbiamo raggiunto Michela Checchi, Responsabile dell’ufficio “Cittadinanza Culturale” delle Biblioteche del Comune di Bologna, e Giuseppe Seminario di Fondazione Innovazione Urbana per farci spiegare come la Scuola di Azioni Collettive sta quindi accompagnando le realtà selezionate, anche dal punto di vista del sostegno amministrativo.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Perchè il percorso di Collettive è così inedito dal punto di vista del sostegno, cura delle relazioni e dell’approccio amministrativo?

 Michela: È stato studiato un percorso che accompagna anche realtà più deboli dal punto di vista di struttura organizzativa e amministrativa verso percorsi Istituzionali che senza una preparazione, una struttura di riferimento e consulenti esterni risultano difficili da affrontare. L’obiettivo è quello di aiutare a crescere idee che nascono anche da realtà più piccole e informali, nonostante alcuni requisiti non siano solitamente appannaggio di queste realtà. Questo percorso implica anche la cura delle reti e delle relazioni, di cui si occupa prevalentemente la Fondazione per l’Innovazione Urbana, e un sostegno amministrativo che permette di orientarsi nel mondo dei fondi Europei, fondi che hanno peculiarità proprie rispetto a quelli nazionali”.

 Giuseppe: “Una delle caratteristiche della Scuole di Azioni Collettive è la stretta relazione tra i bisogni, emersi attraverso l’ascolto di chi ha proposto le idee progettuali e delle comunità di riferimento, e le risposte che possiamo dare a questi attraverso la formazione. E in questo momento storico, in cui l’accesso a fondi pubblici e privati è fondamentale per consentire l’attivazione di azioni mirate, la formazione sul piano amministrativo diventa centrale. Abbiamo cercato di dare più flessibilità a ciò che solitamente non lo è: l’accesso a fondi pubblici, quindi, diventa sempre più importante e riuscire a costruire un percorso di potenziamento e abilitazione in quest’ottica è prioritario. Per questo abbiamo cercato di unire il know-how dell’Amministrazione rispetto ai fondi Europei e le competenze della Fondazione Innovazione Urbana rispetto alla cura delle relazioni e l’ingaggio delle comunità: per costruire un percorso formativo tale da permettere alle realtà di accedere a risorse necessarie, progettando interventi innovativi che rispondono a fragilità diffuse sul territorio”.

 In che modo la Scuola di Azioni Collettive sta accompagnando le realtà selezionate, portando anche gruppi informali di cittadini ad accedere ai fondi Europei e a far parte quindi di un sistema che sia accessibile?

 Michela: “Attraverso tre azioni. Innanzitutto un dispositivo tecnico-amministrativo. Anche sulla base di uno scambio di buone prassi adottate da altre città, è stata creata una corsia, legittimamente riconosciuta ma preferenziale, per realtà che hanno proposto idee innovative. Quelle selezionate hanno una strada aperta ed esclusiva rispetto ai finanziamenti. In questo modo è stato possibile selezionare idee valide con una procedura di evidenza pubblica, e al contempo rinforzare quelle più deboli dal punto di vista amministrativo, integrando le progettazioni laddove non rispondevano a pieno ai requisiti. La seconda azione è la valorizzazione delle linee di programma come risorse. I fondi Pon Metro richiedevano che le azioni ricadessero su aree fragili e su determinati target e questo ha aiutato la produzione di avvisi mirati su tematiche urgenti per la città, per cercare davvero di agire dove ci fosse bisogno. In ultimo, il fatto che le realtà selezionate non vengono lasciate sole nemmeno dopo”.

 Giuseppe: “Questi ultimi due aspetti sono dirimenti per comprendere l’innovazione della Scuola di azioni Collettive: da un lato la conoscenza del territorio e quindi la capacità di immaginare azioni che abbiano una ricaduta puntuale sul territorio cittadino; dall’altro un percorso di accompagnamento che abiliti chi su quei territori ci abita e agisce ad accedere a risorse che rendano sostenibili le risposte puntuali progettate collettivamente. Un percorso sicuramente non semplice e non breve. Tuttavia la formazione specifica accompagnerà per tutto il 2021 le realtà selezionate anche dal punto di vista della formazione amministrativa, consentendo di acquisire competenze sulla riforma del Terzo Settore, rendicontazione e fundraising, ingaggio delle comunità e mappatura dei bisogni delle aree bersaglio. Sicuramente le esperienze pregresse ci hanno consentito di migliorare, dato che, come ha spiegato Michela, abbiamo tratto ispirazione da altre città, con uno sguardo innovativo e migliorativo. Un benchmarking fatto bene ci ha aiutato anche puntare sugli aspetti da migliorare”. 

Guardando al futuro, quali sono gli aspetti su cui concentrarsi per rendere le comunità ancora più forti?

 Michela: “Sicuramente l’aspetto di ascolto e confronto. Collettive può fare scuola come modalità di approccio alle comunità anche indipendentemente da percorsi strutturati come questi. La cosa che più mi preoccupa è che non si perda la dimensione relazionale, che c’è una vita oltre gli schermi dei nostri PC, e che i servizi di prossimità devono essere ripresi con modalità dal vivo. Temo l’assuefazione e la consuetudine. Non dobbiamo abituarci alla sterilizzazione dei rapporti”.

Giuseppe: “Riallacciandomi a quello che dice Michela, il contatto umano non può essere filtrato da uno schermo e ci auguriamo si possano riprendere le iniziative dal vivo. Ce lo dicono le realtà e le comunità che abbiamo incontrato: la forza di Collettive sta nelle relazioni, nella non competitività delle proposte presentate, quindi nella sinergia. Capiremo se abbiamo lavorato nella giusta direzione solo nel momento in cui le azioni si concretizzeranno sul territorio. Tutte le proposte presentate vanno infatti in quella direzione, c’è voglia di tornare a mettere in campo iniziative in presenza, sia dal punto di vista culturale che di welfare di comunità e di mutualismo. Ed è uno degli aspetti su cui maggiormente bisogna attivarsi”

Intervista di Silvia Santachiara

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