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Scuola di Azioni Collettive

QueerFit, il primo corso di fitness in Italia organizzato da persone transgender per persone transgender. Intervista a Christian Leonardo Cristalli di Gruppo Trans

QueerFit è il primo corso di fitness in Italia organizzato da persone transgender per persone transgender. Il progetto è di Gruppo Trans APS, in co-progettazione con UISP e Palestra Orizzonte Benessere, e ha l’obiettivo di avvicinare alla pratica sportiva persone trans*, intersex e non binarie, contrastando l’emarginazione sociale attraverso lo sport.

Il progetto è sostenuto dalla Scuola di Azioni Collettive di Fondazione per l’Innovazione Urbana, che sta accompagnando nel percorso l’associazione anche con incontri di formazione, tra cui “palestra crowdfunding” dedicato alla realizzazione di una campagna di crowdfunding a sostegno delle attività di Gruppo Trans.

Abbiamo incontrato Christian Leonardo Cristalli presidente e fondatore di Gruppo Trans APS

Foto di Margherita Caprilli

È un progetto pilota unico in Italia e non solo. Avete condotto un’indagine attraverso 34 interviste a persone transgender per evidenziare le maggiori problematiche sportive in termini di spazi, linguaggi e pratiche negli impianti sportivi del territorio, a cui sono seguiti incontri di brainstorming a gruppi sulle buone prassi da adottare. Cosa è emerso e quali sono le maggiori difficoltà per le persone transgender nell’avvicinarsi alla pratica sportiva?

“Le maggiori problematiche riscontrate da persone transgender che spingono alla rinuncia o l’abbandono della pratica sportiva sono molteplici. La prima barriera all’accesso è data dal tesseramento. Se l’iscrizione al corso non prevede la possibilità di una identità alias con nome e genere percepito dalla persona, ecco che questa risulterà esclusa dalla possibilità di fare sport e allenarsi in squadre del genere percepito. Tante persone trans con documenti che non le rappresentano nei propri rapporti sociali quotidiani si vedono costrette a vivere facendo sistematicamente coming out con spiegazioni anche non dovute. Avere un tesseramento che permetta l’utilizzo di una identità alias con nome e genere percepito dalla persona, farà sì che ogni qualvolta la tessera sarà utilizzata informazioni personali e dati estremamente sensibili della persona non verranno divulgate. In Italia, per anni al primo posto nelle classifiche europee di omicidi di persone trans, divulgare queste informazioni significa esporre le persone transgender anche a violenze e discriminazioni.

Un altro aspetto rilevante che ha favorito l’abbandono della pratica sportiva sono gli spazi e le aree comuni degli impianti sportivi come spogliatoi, docce e bagni, luoghi in cui il tema del corpo diventa chiaramente centrale. Per una persona transgender, ma non solo, per tutt@ coloro che hanno corpi che per qualsiasi motivo non soddisfano le aspettative del sistema ciseteronormativo patriarcale “mettersi a nudo” diventa una operazione davvero complessa. Significa affidarsi alla possibilità che vi siano commenti e ostilità manifeste da parte delle altre compagne presenti in spogliatoio, battute di scherno, sguardi morbosi sul corpo, in particolare sui genitali. La maggior parte delle persone intervistate sostiene di non aver subito aggressioni fisiche in spogliatoi ma di essersi trovata a sentirsi fare domande davvero inopportune. QueerFit vuole creare spazi più sicuri in cui semplici gesti come cambiarsi i vestiti, rinfrescarsi o usufruire dei servizi igienici non siano più interpretati come esclusivi per un sesso o l’altro, legati a immaginari su come i nostri corpi dovrebbero essere, ma bensì all’educazione reciproca nel condividere spazi comuni riconoscendo più modelli di corpi tutti legittimamente validi.

Anche il tema del linguaggio è assai problematico all’interno delle comunità sportive, essendo lo sport un ambiente estremamente binario c’è molto su cui lavorare in termini di formazione. Spesso gli operatori del settore sportivo risultano ignoranti riguardo a nozioni fondamentali delle tematiche di genere e di quelle che sono semplici, alle volte anche scontate, buone prassi da utilizzare per non far sentire a disagio le persone; ad esempio l’uso di pronomi corretti, il non fare misgendering, o scegliere di utilizzare termini che non fanno ridere ma che risultano molto offensivi. Tanti aspetti del linguaggio se trascurati rischiano di non rendere gli ambienti accoglienti per tante persone, secondo la mia personale esperienza la categoria delle persone transgender è molto in cima alla lista”.

Dove si svolge e quali sono le caratteristiche del corso?

“QueerFit è un corso di fitness gratuito che si svolge dal 5 febbraio ogni sabato dalle 15:30 alle 16:30 per tutto il 2022 nella palestra Orizzonte e Benessere in via Sante Vincenzi 1. QueerFit ha come caratteristica unica quella di essere il primo corso di fitness in Italia creato da persone trans per persone trans, in cui sarà possibile essere accolti da altre persone transgender e non binarie insieme a personal trainer e allo staff della palestra formato su queste tematiche e sulle buone prassi da utilizzare. Il corso è innovativo inoltre perché prevede uno spogliatoio genderless, senza che a bagno e doccia corrispondano necessariamente un genere piuttosto che un genitale specifico. Questo contribuisce a creare un clima sereno privo di aspettative legate ai corpi, in accordo con il principio di “rilassatezza di genere”. Al corso sarà sempre presente un operatore transgender alla pari di Gruppo Trans APS per l’accoglienza delle persone, per la supervisione dello spogliatoio e per aiutare nel tesseramento alias messo a disposizione da UISP che riconosce alla persone nome e genere di elezione unitamente alla copertura assicurativa. Per partecipare al corso è necessario avere tessera Gruppo Trans e tessera UISP, si prenota tramite il sito www.queerfit.it

Vi occupate anche della formazione al personale della palestra e più in generale agli operatori UISP per sensibilizzare alle tematiche di genere e rendere consapevoli dell’utilizzo di buone prassi. Quanti operatori hanno partecipato ad oggi? Come si sono svolti?

“Con Uisp la nostra associazione ha dato vita ad una grande azione formativa, abbiamo avuto modo negli ultimi mesi di collaborare per la formazione di più di 40 arbitri di Uisp del territorio bolognese, e ancora manager e dirigenti, operatori di impianti sportivi e palestre, afferenti al territorio emiliano romagnolo. Tramite attività laboratoriali, moduli specifici, la visione di filmati e attività di visiting esperienziale, sono state affrontate nozioni di genere importanti, sintetizzate pillole di buone prassi ed esercizi in brainstorming che hanno permesso ai partecipanti di arricchire le proprie competenze professionali con una nuova “cassetta degli attrezzi” nozionistica più completa anche riguardo il tema della varianza di genere in età evolutiva. Un tema invisibile in Italia di cui non si parla ma estremamente diffuso e importante, soprattutto per istruttori multisport che si occupano di sport con bambini e adolescenti”.

Nel vostro corso non si guarda alla performance ma al centro c’è il body-positivity come potente strumento di inclusione, intravedendo nella pratica sportiva un mezzo per educare al rispetto delle reciproche differenze. Quanto c’è ancora da fare secondo voi, in ambito sportivo, su questo fronte?

“QueerFit si fonda sul principio della body-positivity per il quale non esistono corpi sbagliati, il progetto nasce per promuovere l’idea che ogni corpo sia valido e debba corrispondere ad un ideale. E spesso sono proprio i corpi cosìdetti “non conformi” allo standard della “norma” quelli che subiscono maggiormente stigma e odio in una società che prevede aspettative molto forti su tutti i nostri corpi ogni giorno. Che sia l’abilismo nei confronti dei corpi delle persone disabili, molto spesso disabilitate dalle società stessa, che si tratti di grassofobia, o dei nostri corpi non conformi al binarismo dei generi in quanto persone transgender o intersex, ecco che ciascun corpo merita di essere amato e rispettato in primis da chi lo abita ma anche e soprattutto dall@ altr@. Anche da chi si trova ad attraversare il medesimo spazio. QueerFit non è un corso “per persone trans” e non nasce per ghettizzarci, il corso è aperto a tutt@ e a tutte le identità proprio perché sarà questa convivenza nella varianza di ciò che è lo spettro umano a educare al rispetto reciproco. Ed ecco che lo sport in questo senso diventa un luogo di educazione alle reciproche differenze, al rispetto delle regole e dei compagn@ di squadra nell’ottica di non lasciare indietro nessun@”.

Cosa significa per voi far parte della Scuola di Azioni Collettive e cosa vi ha permesso di realizzare?

“Il percorso di Azioni COLLETTIVE è stato importante sicuramente da un punto di vista formativo e ci ha permesso di dare visibilità e di lanciare un progetto di grande innovazione sociale che merita di essere comunicato in modo potente, poiché rivoluzionario. Siamo soprattutto felici pero’ di avere conosciuto professionisti e persone davvero in gamba ai workshop, è stato prezioso relazionarci anche con altri enti del terzo settore che come noi si occupano di promuovere progetti che perseguono finalità sociali e solidaristiche, di promozione di comunità empatiche. Al di là della creazione della piattaforma online di QueerFit che Fondazione Innovazione Urbana ha scelto di supportare, ci entusiasma molto l’idea che le nostre istanze siano state condivise e che si sia creduto in un processo nato dal basso”.

La Scuola di Azioni Collettive, con il supporto dell’organizzazione School Raising, vi ha accompagnato anche attraverso un incontro di formazione dedicato all’avvio di una campagna di crowdfunding per rendere sostenibili le attività di Gruppo Trans. Cosa portate a casa da questa esperienza e quali le attività che, grazie a questo strumento, potranno essere sostenute?

“Spesso ci rendiamo conto di avere molta difficoltà a raccontare Gruppo Trans per quello che rappresenta per tante persone, mettendo in luce a 360gradi l’insieme di attività, servizi, progetti, eventi, mobilitazioni politiche, campagne di sensibilizzazione e molto altro ancora che la nostra associazione porta avanti ormai da anni per il riconoscimento di diritti negati e per creare nuove opportunità per la nostra comunità. Ci anima la convinzione che tante persone resterebbero colpite dall’impatto di ciò che Gruppo Trans porta avanti senza particolari risorse. Magari vorrebbero unirsi e collaborare o sostenerci anche con una piccola donazione per noi importante. Lo staff di Fondazione Innovazione Urbana ha visto tutto questo quando è venuto a trovarci presso la nostra sede e insieme a School Raising stiamo cercando la formula migliore per raccontarci e renderci visibile a quante più persone vogliano sostenerci in questa rivoluzione di pari opportunità per tutt@”.

Per voi il tema dello sport è centrale contro l’emarginazione sociale e sono diverse le azioni che avete messo in campo, oltre al progetto Queerfit. Penso a Valentina Petrillo, la prima atleta transgender che ha potuto gareggiare nella categoria femminile, ma non solo….

“Valentina Petrillo è la prima atleta transgender al mondo a competere con le donne in categoria femminile senza avere la rettifica anagrafica dei documenti. La prima ad avere rappresentato l’Italia a degli Europei, quelli di Polonia 2021. Le persone trans in molti contesti spesso non sono previste, non esistono, lo sport in Italia è uno di questi ma lo stiamo cambiando facendo sentire la nostra voce e prendendoci il nostro spazio. Abbiamo lottato tanto come associazione al fianco di Valentina perché per noi era inaccettabile che fosse costretta in un genere che non sentiva proprio solo per evitare una esclusione in quanto persona trans dalle competizioni sportive. Volevamo che Valentina potesse esistere anche nel mondo dello sport perché in quanto persone trans noi esistiamo, ed è ora che tutt@ se ne accorgano. E’ ora di uscire per rivendicare il valore delle nostre vite e di pretendere ciò che ci è sempre stato negato ma che ci spetta come tutt@. Il risultato storico che abbiamo ottenuto fa da apripista nel mondo dello sport professionistico per tante soggettività trans e non binarie, scardinando le idealizzazioni sui corpi e mostrando la realtà delle persone. Tutto è stato possibile grazie alla determinazione di Valentina e alle azioni di advocacy con lo sportello legale di Gruppo Trans, unitamente al coordinamento con Uisp e in particolare al supporto di Manuela Claysset, che ha sempre seguito con grande passione e attenzione ogni passo della vicenda. Valentina è arrivata agli incontri di socializzazione di Gruppo Trans molto rassegnata all’idea che affermarsi come donna avrebbe interrotto per sempre la carriera nel mondo dello Sport. Ebbene questa è una storia di comunità e di un sogno che si realizza al di là di medaglie d’oro è una riflessione importante che sarà raccontata in un docu-film che stiamo girando insieme a Ethnos Film con la regista Elisa Mereghetti, dal titolo “5nanomoli”.

Intervista di Silvia Santachiara per Fondazione Innovazione Urbana