Quartiere Santo Stefano

Skill Lab Experience

Laboratorio di Economia Sociale “Per un mondo che vorrei”. Intervista a Chiara e Irene

“Abbiamo imparato che ci sono molti punti di vista diversi e solo con l’aiuto degli altri è possibile cambiare la propria prospettiva. Ci siamo rese conto di quanto ciascuno possa dare qualcosa alla comunità”

Chiara Zanichelli e Irene Marchi frequentano il Liceo Luigi Galvani e insieme ai loro compagni hanno partecipato al laboratorio di economia sociale proposto dall’associazione Win Win, all’interno del progetto Skill Lab Experience.

Il laboratorio aveva l’obiettivo di promuovere le conseguenze psico relazionali del modello economico attraverso lezioni teoriche di comprensione del funzionamento del microcredito e del social business modello Grameen, ma anche attraverso la costruzione di una vera e propria impresa.

È importante iniziare a guardare al mondo del lavoro e dentro noi stessi, per capire chi saremo nel futuro”

Irene Marchi e Chiara Zanichelli

Come si è svolto il laboratorio?

Chiara: “Prima abbiamo svolto lezioni teoriche, poi siamo entrati nel vivo creando un’impresa e proiettandoci nel mondo del lavoro. A tutta la classe il progetto è piaciuto molto ed è stata molto partecipativa”.

Irene: “Attraverso le lezioni teoriche abbiamo potuto approcciarci alla parte pratica, ovvero la creazione della nostra impresa, ma anche ad attività collaterali molto divertenti che avevano l’obiettivo di sviluppare creatività, idee innovative e di farci guardare il mondo da diverse prospettive. Siamo partiti in presenza collegandoci online con le docenti del progetto, per poi continuare in Dad”

 Di cosa vi siete occupate?

Chiara: “Abbiamo creato un’impresa di vendita di alimentari, abbigliamento e cosmetica a km zero, possibilmente biologici ed ecologici e attenta all’impatto sull’ambiente. Abbiamo pensato a come creare un sito internet contenente il catalogo, attraverso il quale poter ordinare la merce, che viene poi consegnata a domicilio in bicicletta. Per chi non ha accesso alla tecnologia o non ha gli strumenti abbiamo previsto anche un centralino. Io mi sono occupata in particolare della creazione di una diapositiva sul target dell’azienda”.

Irene: “Abbiamo sviluppato un modello di impresa, che parte da Bologna ma con l’ambizione di esportarlo in altre città e regioni. Il nome è Chebazza proprio per enfatizzare la bolognesità. Io mi sono occupata nello specifico della creazione del logo e dello slogan, altri si sono occupati delle merci, dei trasporti, dei valori. Ci siamo confrontati con realtà presenti sul territorio, decidendo quali idee valorizzare e quali invece abbandonare o modificare perché già esistenti”

 Uno degli argomenti del corso è stato: Dalla crisi all’occasione: qual è il mondo che vorrei? Riflessioni ai tempi del Covid. Cosa rispondereste?

Chiara: “Il tema l’abbiamo scelto noi. Ci era stato chiesto di proporre alcune problematiche del presente e a votazione abbiamo scelto questa. Io vorrei un mondo più tranquillo. Ci siamo ritrovati chiusi in casa a confrontarci con tanti problemi. Abbiamo visto bruciare l’Amazzonia. Abbiamo visto quanto la socialità sia importante per la nostra età e quanto sia importante crescere insieme. Io lo sto sentendo di più adesso che siamo stati strappati dalle nostre vite. Vorrei non ci si dovesse preoccupare ogni volta che si esce di casa, non solo del Covid ma anche della violenza nei confronti delle donne”

Irene: “Io vorrei un mondo con minore divario sociale, in cui le persone non sono costrette a fuggire dal proprio Paese e l’introduzione di un’economia di tipo circolare”

Cosa avete imparato e perché è stato utile?

Chiara: “Ho imparato che ci sono molti punti di vista diversi e solo con l’aiuto degli altri è possibile cambiare la propria prospettiva. Siamo giovani ma dobbiamo iniziare a guardare al mondo del lavoro e a quali sono davvero i nostri interessi, poi starà a me decidere se continuare la strada di famiglia o prenderne una mia. Ho visto quanto è difficile costruire un’impresa e quanti sono i costi. Questo laboratorio mi ha anche aperto gli occhi su quanto questo mondo si basi sul denaro”

 Irene: “Non avevamo idea di cosa ci fosse dietro l’economia di un’azienda e queste materie sono troppo poco presenti nella scuola. Ogni singolo aspetto richiede un lavoro enorme e va analizzato in rapporto al fine”

Cosa avete imparato dalla condivisione con gli altri?

Chiara: “Ho capito che è necessario il confronto ma anche lo scontro. Ognuno ha la propria opinione e ciascuna è speciale. Ho visto quanto ciascuno sia diverso e possa quindi dare qualcosa alla comunità”

Irene: “Ho imparato a non aver paura di cambiare o abbandonare un’idea per intraprenderne un’altra. La condivisione ci ha permesso anche di vedere le nostre predisposizioni personali. Le nostre caratteristiche sono emerse proprio lavorando in team e grazie al confronto. L’approccio delle docenti è stato fondamentale. Entrambe erano molto divertenti e pazienti, anche all’inizio quando c’era timidezza. Sono state molto brave ad interagire e condurre la classe, portandoci fino al termine di questa impresa”

 Qual è la cosa che vi ha colpito di più di questo progetto?

Chiara: “Quanto il lavoro sia vicino a noi. Creare questo modello di azienda mi ha permesso di avvicinarmi al mondo del lavoro”

Irene: “Quanto dietro ogni scelta ci sia un grande lavoro e un grande pensiero, ma anche quanto sia importante fare un passo alla volta, partendo sempre dal basso. Ogni progetto può svanire in un attimo”

Cosa vi piace fare, quali sono le vostre passioni e il vostro sogno?

Chiara: “Amo cucinare e ascoltare musica, soprattutto in questo periodo. Suono il pianoforte, che è una tradizione di famiglia, ma anche la chitarra. Ho iniziato andando a casa di Irene e me ne sono innamorata. Poi amo gli animali, in particolare i gatti. Sul futuro cambio spesso idea. Mi piacerebbe fare la psicologa, ma la mia famiglia ha un’impresa edile e avrei già una strada. Ci sto riflettendo, nonostante mi sostengano nel perseguire le mie passioni”

Irene: “Amo la musica, tanto che suono il piano, la chitarra e ho seguito lezioni di canto. Mi piace anche disegnare, fare sport, leggere e soprattutto scrivere. Nel futuro mi vedo nel mondo della medicina o dell’insegnamento”

Intervista di Silvia Santachiara per Fondazione Innovazione Urbana