Quartiere Borgo Panigale - Reno

Scuola di Azioni Collettive

Viene inaugurata l’edicola di comunità della Barca. Intervista a Vito e Valentina della cooperativa Il Passo della Barca

Un’edicola stava per chiudere, un gruppo di cittadini si costituiscono cooperativa di comunità per salvarla. È la storia del Passo della Barca e della loro “edicola resiliente”, che inaugurerà sabato 26 marzo in piazza Bernardi, alla Barca. Si comincia alle 9 quando la cooperativa incontrerà gli abitanti del quartiere per raccontare il progetto, per continuare alle 10 con la cerimonia d’inaugurazione alla presenza, tra gli altri, del Sindaco Matteo Lepore, e a seguire sarà ripercorso il progetto attraverso una performance di letture.

Il progetto si chiama appunto “Finalmente! L’edicola resiliente” ed è stato supportato anche dalla nostra Fondazione attraverso la Scuola di Azioni Collettive.

Abbiamo raggiunto alcuni soci della Cooperativa, Vito Fabio e Valentina Ludovisi (Consiglieri di Amministrazione), per farci raccontare il progetto.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

L’edicola è un importante luogo di socialità e l’edicolante una figura chiave nell’ascolto di bisogni e nella capacità di indirizzare verso competenze presenti nella comunità. Qual è il suo valore e perché è così importante per voi salvare questo fondamentale punto di riferimento?

“Quando abbiamo saputo che Pina, la nostra edicolante storica (oltre 40 anni di attività), sarebbe andata in pensione, abbiamo deciso di salvare l’edicola e di continuare a garantire per la comunità un prezioso servizio di utilità pubblica; non è un caso se queste attività commerciali sono state tra le poche a restare aperte durante il lockdown. Non solo, abbiamo anche pensato fosse importante raccogliere, in piena crisi pandemica, il grande patrimonio di relazioni e socialità che Pina, nel tempo, ha costruito con i suoi clienti. Una eredità di buon vicinato che intendiamo rilanciare ideando e propendo servizi di prossimità rivolti alle nostre famiglie, alle persone più anziane, ai bambini e in particolare modo agli adolescenti.

L’edicola e il suo edicolante (attorno a cui ruota una compagine di 95 soci) sono un pretesto per costruire una nuova idea di comunità, capace di venir fuori dalla crisi e prendersi cura del territorio in cui vive e della qualità della vita delle persone, generando piccole economie di scala. Per fare ciò, il riferimento è stato quindi quello della “cooperativa di comunità”, un modello di aggregazione sociale attraverso cui cittadini identificano bisogni emergenti, elaborano progetti e costruiscono soluzioni, mettendo ciascuno e tutti insieme a disposizione creatività, capacità e saper fare.

Si è pensato allo strumento della cooperativa di comunità proprio per aggregare le persone, per creare reti, per coinvolgere la cittadinanza in iniziative culturali, ricreative, civili. Il tema della rigenerazione dello spazio pubblico parte dall’edicola e si allarga alla rifunzionalizzazione dei parchi e delle aree verdi che i residenti della zona hanno sotto casa: luoghi dei quali i cittadini devono tornare a occuparsi e a vivere da protagonisti”.

Avete individuato un bisogno e vi siete attivati per dare una risposta, mettendo al centro il protagonismo delle persone e la condivisione con l’obiettivo di attivare un modello di comunità generativa. Come siete partiti?

“Più che il come, è utile porre l’attenzione sul quando e sul dove. L’idea nasce nel maggio del 2020, nel pieno dell’emergenza (anche se all’epoca ancora non lo sapevamo) e in una fase in cui la crisi pandemica si coniuga con la ricerca di soluzioni per una nuova e rinnovata socialità. Il dove è in un luogo non solo oggettivamente bello, se superiamo i pregiudizi rispetto alle periferie urbane tutte indistintamente identificate come luoghi abbandonati e marginali. La Barca è un luogo bello e funzionale che accende quello che Fondazione Innovazione Urbana definisce immaginazione civica.

In questo contesto un gruppo di persone e famiglie che da tempo condividevano la propria quotidianità (i tempi della scuola, gli spazi del tempo libero e dell’intrattenimento, i luoghi di lavoro…) ha cominciato a riflettere su come trasformare una consolidata propensione alla cittadinanza attiva in un’esperienza in grado di generare valore sociale, culturale e ambientale. Nonostante la difficoltà ad incontrarsi in una fase in cui la regola era il distanziamento sociale, abbiamo provato ad “accorciare” le distanze incontrandoci nei parchi e all’aperto per raccontare e raccontarci l’idea e costruire una comunità d’intenti che attorno all’idea dell’edicola cominciasse a immaginare un progetto di fruizione del territorio, di valorizzazione degli spazi pubblici e di animazione culturale capace di generare qualità urbana e una nuova dimensione comunitaria”.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Perché un’impresa in forma cooperativa?

“Dalle chiacchiere dei primi giorni alla formalizzazione dal notaio avvenuta a marzo 2021, è stato chiaro sin dall’inizio l’orizzonte dei promotori, poi condiviso dai 79 soci fondatori: fare sul serio e fare impresa con principi e regole che ben si adattano alla community nata, nel frattempo, alla Barca.

Fare un’associazione sarebbe stato più semplice, meno impegnativo, ma forse proprio per questo si sarebbe rischiata l’estemporaneità. In una cooperativa, invece, l’investimento è maggiore, il coinvolgimento più profondo, e naturalmente gli oneri e i paletti più gravosi, perché non può avere una gestione casereccia e approssimativa.

Ancor di più, il Passo della Barca è una cooperativa con una genesi, un’architettura e degli scopi inediti: restituire alla comunità un ambiente urbano sostenibile e ospitale. E come tale fatica a ispirarsi a un modello preesistente e preconfezionato; ecco perché è chiamata a sperimentare continuamente, ad innovare e ad innovarsi.

il Passo della Barca giuridicamente è una Soc. Coop. impresa sociale e in quanto impresa sociale è un Ente del Terzo Settore. Tutti i soci, ad oggi, sono soci utenti ma l’ambizione è di sviluppare – oltre allo scambio mutualistico di utenza (con l’obiettivo di dare servizi ai cittadini e ai residenti alla nostra comunità) – quello, nel tempo, relativo alla produzione lavoro, anche in un’ottica intergenerazionale.

Attorno all’edicola, l’obiettivo è coinvolgere tutti i cittadini e gli operatori economici della zona per valorizzare gli “attrattori” locali in una logica sinergica con il resto della città, pensando anche a caratterizzare la Barca come una destinazione ospitale”.

Quali sono state le difficoltà? Come siete riusciti a coordinarvi?

“Sembrerebbe facile pensare che la principale difficoltà in questa prima fase sia stata la crisi dovuta al Covid che ha reso complicato l’incontro tra le persone mentre si cercava di concretizzare un’idea che proprio nell’incontro trova il suo focus. Potrebbe essere questa, però, una risposta semplicistica perchè è, invece, da sottolineare come proprio la condizione suddetta abbia favorito la ricerca di una via d’uscita se non dall’aspetto sanitario quanto meno da quello sociale.

Le limitazioni hanno sollecitato la volontà di immaginare forme diverse per stare insieme (all’aperto, online, a piccoli gruppi…), di creare strumenti fortemente partecipati (pensiamo alla elaborazione di uno Statuto) e di darsi delle aspettative di lungo periodo e quindi strutturate (come può essere considerata la scelta cooperativa).

Il gruppo promotore – nato per caso tra un gruppo di famiglie che condivideva da tempo i tempi e i luoghi della scuola dei propri figli, quelli del tempo libero e della quotidianità – ha provato a muoversi per cerchi concentrici (i parenti, gli amici, i vicini di casa, i conoscenti e i colleghi di lavoro) allargando la condivisione delle proprie idealità ma anche e soprattutto di un obiettivo concreto che era l’edicola, la sua acquisizione e il suo mantenimento.

Nello sviluppo della compagine quando è stato chiaro che la capacità attrattiva andava oltre le attese, abbiamo puntato su una strategia di comunicazione (intesa come modalità per rendere partecipe) che, in un tempo grave e in un luogo fuori dal comune, fosse in grado di intessere una relazione stabile con soci e i residenti.

La principale criticità che può essere intravista per il futuro è, quindi, proprio quella di tenere alto il livello della partecipazione, promuovere il protagonismo della comunità e rafforzare la consapevolezza della responsabilità che ciascun cittadino ha per migliorare le cose e la qualità della propria vita.

Siamo consapevoli che la costruzione di una comunità sempre più coesa e inclusiva è di sicuro un processo di lungo periodo e da questo processo dipende per ovvi motivi anche la sostenibilità economica del progetto”.

Quali sono invece le specificità della Barca e cosa rende unico il suo territorio zona?

“La Barca è una zona della città di Bologna all’interno di un quartiere molto esteso, Borgo Panigale-Reno, con circa 30 kmq, una popolazione di oltre 61.000 abitanti e una composizione demografica non vecchissima.

La Barca, in questo contesto più ampio, ha conservato una sua specificità territoriale: non distante dal centro storico e ad esso ben collegato; al centro di tre importanti polmoni verdi della città (il Ghisello interessato dalla Via degli Dei, la Filanda e il Nicholas Green) e non lontano dalle colline e da San Luca; al centro di tre polarità urbane (l’area monumentale della Certosa, il Treno di Vaccaro ora patrimonio dell’Unesco insieme ai Portici di Bologna e lo Stadio); collegata all’area universitaria e ai principali ospedali della città (quello civile e quello universitario).

Importante e rilevante è, ancora, la vocazione sociale: il grande spirito di comunità, l’operosità e la solidarietà dei cittadini che spesso si traduce in attività di volontariato nelle tante associazioni presenti.

Un territorio unico, quindi, nella misura in cui la sua comunità riesce a coglierne aspetti presenti anche altrove ma che, in questo luogo, possono trasformarsi in opportunità di miglioramento della qualità della vita, a condizione che la comunità stessa se ne assuma la responsabilità e se ne faccia carico”.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Non è solo un’edicola, ma un progetto più ampio, dal forte valore comunitario, che dentro e intorno all’edicola dà risposte a richieste di prossimità. Quali cambiamenti state perseguendo e cosa vedete domani?

“Il tema della trasformazione dell’ambiente urbano e della sua rigenerazione al fine di innescare un miglioramento della vivibilità ha accompagnato da subito il percorso fondativo della Cooperativa, rappresentando un elemento sia di forte suggestione per i potenziali soci che un contenuto di interesse ai fini dell’interlocuzione con gli attori istituzionali. A partire da questo approccio, sono stati realizzati progetti fortemente caratterizzati da un clima “differente e inconsueto”, antidoto alla perdita di coesione sociale che la pandemia rischia di compromettere.

La partecipazione ad alcuni eventi (pensiamo alle attività realizzate per la programmazione di Bologna Estate del 2021), più che un’ambizione per una realtà appena nata, è stata la rappresentazione operativa della forma scelta di cooperativa di comunità, volta al miglioramento e al benessere dei cittadini anche attraverso eventi di intrattenimento: la riscoperta della socialità in un luogo “ai margini”, il Giardino del Ghisello, trasformato in un un lido urbano e un’immersione nella cultura, spaziando dalla scoperta del territorio e della comunità che lo abita per approdare su esperienze e temi che guardano al mondo in cui viviamo.

La compagine dei soci si è così ritrovata, per la prima volta, a lavorare insieme, a riconoscere le specifiche competenze e a sperimentare relazioni di fiducia e di sostegno reciproco. Risultati questi che ci hanno permesso di comunicare anche all’esterno un clima di fiducia e di coesione e di fare rete con altri attori del territorio del nostro quartiere”.

Cosa significa per voi essere quindi davvero una comunità?

“Non è facile rispondere a questa domanda sulla base della nostra piccola esperienza e della breve storia della nostra iniziativa. Siamo solo all’inizio della sfida ma sentiamo che sono già stati fatti diversi passi importanti sul sentiero immaginato e per molti degli interrogativi è già stata concretizzata la risposta ipotizzata. Comprando l’edicola, infatti, abbiamo acquisito una certezza: prima era “immaginiamo” che un gruppo di cittadini possa, ora sappiamo che un gruppo di cittadini può”.

Intervista di Silvia Santachiara per Fondazione Innovazione Urbana