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Scuola di Azioni Collettive

Mettiamo su casa – Hub delle Case di Quartiere. Intervista a Vittoria Affatato

“Mettiamo su casa – Hub delle Case di Quartiere” mira a supportare il processo di trasformazione dei centri sociali e culturali per anziani in Case di Quartiere (CdQ), partendo da tre percorsi sperimentali nei Quartieri Navile, San Donato-San Vitale e Savena, che coinvolgeranno alcune Case “pilota” Il Gufo (Savena) , Casa di Quartiere Pilastro( San Donato San Vitale), Katia Bertasi (Navile), con l’obiettivo di creare reti per promuovere un welfare di prossimità.

A supporto del percorso del percorso il Manager di Prossimità, una professionalità nuova che si dedicherà alla cura e manutenzione delle relazioni e delle reti sociali e civiche, al protagonismo dei volontari, alla formazione finalizzata alla capacitazione della comunità per favorire la produzione di azioni di welfare culturale, nonché alla valutazione d’impatto.

Il progetto, realizzato da Ancescao, in partnership con l’Associazione Senza il Banco, è sostenuto dalla Scuola di Azioni Collettive di Fondazione per l’Innovazione Urbana, che ha curato la due giorni di formazione realizzatisi l’8 e 9 Aprile scorsi.

Il laboratorio di formazione, tenuto da Roberto Covolo – imprenditore sociale e esperto di politiche pubbliche- e da Erika Mattarella – consigliera della Rete Case di Quartiere di Torino – ha coinvolto più di 30 giovani, di età compresa tra i 24 e i 35 anni, con l’obiettivo di conoscere esperienze già avviate e riflettere sugli strumenti che deve possedere il Manager di Prossimità.

Abbiamo raggiunto Vittoria Affatato, Presidente dell’associazione Senza il Banco (partner del progetto) e Project Manager di Mettiamo su Casa.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Cosa significa ridisegnare i luoghi chiamati “centri socio-ricreativi e culturali per anziani” in Case di Quartiere e perché è importante la creazione di un network?

“Per poter spiegare la trasformazione è necessario premettere quali sono state le “spinte” che l’hanno caratterizzata: un percorso avviato già nel 2019 che è stato il laboratorio “Spazi” condotto dalla Fondazione Innovazione Urbana con l’Amministrazione Comunale; dal percorso è stata poi emanata dal Comune di Bologna la delibera sul percorso di trasformazione in Case di Quartiere; infine il mutato contesto sociale, economico e normativo, in cui i centri sociali si sono trovati. Da qui partiamo per motivare la trasformazione.

I centri sociali già da qualche anno avevano iniziato a mutare il loro approccio alla comunità, aprendosi a diverse fasce di età e a diversi ambiti del welfare (culturale, educativo, sociale …) così come al lavoro di rete. Questi cambiamenti se pur positivi, si sono ad un certo punto scontrati con la crisi del volontariato, acuita dall’emergenza sanitaria, e con una complessità di gestione, figlia anche della riforma del terzo settore, che richiede un cambiamento nella governance, per rendere organico e non frammentato il lavoro di comunità e per innovare servizi e funzioni di luoghi deputati a farsi prossimi rispetto a bisogni sociali, educativi, civici e culturali della comunità. Tutto ciò non senza la stretta collaborazione con la Pubblica Amministrazione.

Volontariato e governance dunque da rinnovare, ma con un’efficienza economica da raggiungere e basata su un mutualismo innato, preziosa eredità dei centri sociali. Da qui l’essenza di dover mettere a sistema, in un network, tutti i soggetti coinvolti nel processo di trasformazione delle Case di Quartiere con delle professionalità dedicate e interdisciplinarietà come approccio”.

Da quali esigenze nasce il progetto?

“Come dicevo, le esigenze sono diverse e complesse, a partire dalla necessità di cambiare e innovare l’approccio culturale alla governance dei luoghi, si giunge l’esigenza di dar vitalità, abitare le Case che sono del territorio e lì vi hanno sede, secondo principi e valori condivisi tra le stesse, nel rispetto della peculiarità di ciascuna ed in un rapporto collaborativo e trasparente con la Pubblica Amministrazione. Quindi l’esigenza di un network che faccia propri i principi di sussidiarietà, prossimità e di inclusione tra le Case di Quartiere, ma che sia al tempo stesso parte delle politiche sociali e culturali della città. In questo senso ritorna la figura del Manager di Prossimità che deve avere uno sguardo ampio, che sappia abbracciare il territorio nelle sue diverse sfaccettature e sfumature, che conosca più linguaggi e canali comunicativi, che sappia creare ponti tra bisogni e risorse, tra conflitti e opportunità, tra sogni e operatività”.

In cosa consiste e quali sono i principali obiettivi?

“Condividere una chiara strategia (visione, carta dei valori, linee di intervento, modalità) per le Case di Quartiere, affinché diventino strumento generativo di comunità più inclusive, sostenibili e coese; Sviluppare una rete collaborativa fra Case di Quartiere, Pubblica Amministrazione, Enti del Terzo Settore, gruppi informali, talenti sociali, singoli cittadini; Sperimentare forme organizzative e partecipative in grado di attivare nuove risorse sociali e professionali per la creazione di servizi di prossimità; Formare nuove figure professionali, i Manager di Prossimità figure che diventeranno i facilitatori e gli organizzatori della rete delle Case di Quartiere e avranno competenze di tipo progettuale, relazionale e amministrativo”.

Tra gli obiettivi c’è una carta dei valori. Perché è fondamentale e come la state “costruendo”?

“La Carta dei Valori rappresenta un tassello che porterà alla redazione di un “Manifesto Comune” da cui partire per ridisegnare le Case di Quartiere in maniera condivisa. Il processo vedrà coinvolte le Case dei tre territori oggetto della sperimentazione (Navile, San Donato-San Vitale, Savena), e apporterà idee e suggerimenti ad integrazione del percorso di approfondimento che il Comune, il Sindaco Matteo Lepore e la delegata alle Case di Quartiere Erika Capasso, stanno realizzando in città in modo più esteso e approfondito.

Il percorso di costruzione della Carta dei Valori è stato affidato all’Associazione Principi Attivi, realtà professionale che crede nei percorsi partecipativi di innovazione sociale, pertanto verranno realizzati gruppi focus con i referenti delle Case di Quartiere, il territorio e i cittadini per condividere significati e consapevolezza nei confronti di un cambiamento in atto”.

La Scuola di Azioni Collettive vi sta accompagnando anche attraverso incontri di formazione dedicati che hanno l’obiettivo di formare Manager di prossimità. Cosa portate a casa da questa esperienza e perché è fondamentale questa nuova professionalità?

“La formazione è un momento fondamentale per quel cambio di passo a cui accennavo in premessa, soprattutto se viene fatta nella logica della contaminazione con esperienze molto diverse nel metodo, ma uguali negli obiettivi.

Abbiamo dunque trascorso due giornate di formazione con Roberto Covolo e Erika Mattarella, il primo ci ha portato l’esperienza di Exfadda a San Vito dei Normanni (BR) e la seconda quella dei Bagni Pubblici di via Agliè a Torino e della rete delle Case di Quartiere di Torino.

La formazione è partita da una Call per selezionare giovani Manager di Prossimità, hanno partecipato 33 ragazze e ragazzi tra i 25 e i 35 anni con competenze diverse tra loro, di questi 15 proseguiranno il percorso più pratico con cui andremo a definire il design delle Case di Quartiere e i 3 prototipi di servizi. Infine 3 di loro diventeranno Manager di Prossimità nei 3 territori oggetto della sperimentazione.

Nelle due giornate abbiamo avuto modo di scoprire l’importanza della figura del Manager di Prossimità attraverso le esperienze concrete che ci hanno portato i due formatori. Il tempo dedicato alla cura delle relazioni, alla gestione dei conflitti che in una rete possono sorgere, alla coprogettazione di servizi innovativi e all’organizzazione del volontariato. Questi temi compongono la cassetta degli attrezzi del Manager di Prossimità e sono alla base del successo del design dei luoghi in cui creare e curare la comunità”.

In cosa consiste invece il percorso di sperimentazione di servizi di prossimità coinvolgendo tre Case di Quartiere pilota?

“Insieme ai Manager di Prossimità e alla comunità delle Case saranno disegnati nuovi servizi in risposta ai bisogni del territorio. Saranno servizi pilota dei quali verrà misurato l’impatto sui territori in modo da renderli nel tempo stabili e replicabili. Abbiamo immaginato 3 linee o macro ambiti su cui muoverci: transizione digitale; transizione ambientale; inclusione sociale”.

Chi abita le Case di Quartiere e a quali bisogni rispondete?

“Le Case di Quartiere vengono da una storia che le ha etichettate come soli luoghi di ritrovo autogestiti da e per anziani, ma già negli ultimi anni questi luoghi si sono aperti a diverse fasce di età della cittadinanza toccando la sfera educativa, culturale e sociale, diventando luoghi di prossimità per tutta la comunità, senza mai dimenticare il capitale sociale che gli anziani hanno lasciato.

Nelle Case di Quartiere è possibile trovare risposte di welfare leggero, per il benessere e il tempo libero delle persone (bambini e famiglie, giovani ed adolescenti, anziani e caregiver)”.

Cosa significa per voi far parte della Scuola di Azioni Collettive e cosa vi ha permesso di realizzare?

“Nella logica della costruzione di reti e di diversi livelli di ingaggio necessari per la vita delle Case di Quartiere, essere parte della scuola di Azioni Collettive significa costruire relazioni e connessioni, contaminarsi nelle esperienze e nelle idee e trovare figure competenti per la ricerca di risposte innovative”.

Intervista di Silvia Santachiara per Fondazione Innovazione Urbana