Quartiere San Donato - San Vitale

Liquid Lab

Salaborsa Lab, la nuova biblioteca multimediale. Intervista ad Archilabò

La parola d’ordine è innovazione. E se pensate alla biblioteca come un luogo silenzioso e austero, dimenticatelo.

Quest’estate ha inaugurato Salaborsa Lab in Vicolo Bolognetti 2, la nuova biblioteca multimediale accessibile e partecipata che mette al centro la cultura digitale. Lo spazio progettato dall’architetto Fabio Fornasari che una volta ospitava la biblioteca “Roberto Ruffilli”, è stato completamente ripensato in un’ottica inclusiva e dinamica.

Laboratori, seminari e workshop, tutti aperti e gratuiti, che seguono quattro linee di sviluppo per apprendere e sperimentare nel campo dei nuovi linguaggi e tecnologie, oltre che in quello della lettura: dalla robotica sociale al gaming, dall’intelligenza artificiale alla narrazione digitale.

A progettarli e realizzarli è Archilabò, in rete con altre realtà, all’interno di Liquid Lab, un progetto di welfare culturale che lancia una nuova idea di biblioteca come fucina di idee con l’obiettivo di facilitare l’accesso alla cultura digitale e l’apprendimento delle nuove alfabetizzazioni attraverso proposte educative e formative volte all’innovazione.

Abbiamo raggiunto Daniela Marreu (project manager), Ana Liza Serra (Comunicazione), Giacomo Vincenzi (coordinamento attività) e Alessandra Di Tella (ricercatrice) per farci raccontare il progetto.

foto di Margherita Caprilli

Avete lanciato una nuova idea di biblioteca in cui apprendere e sperimentare nel campo dei nuovi linguaggi e tecnologie, oltre che in quello della lettura. In cosa consiste?

Partecipando al bando abbiamo accolto la sfida di immaginare la biblioteca come nodo strategico della rete di spazi e servizi attivi nella lotta alla povertà educativa e al divario digitale, un luogo in cui fosse possibile trovare connessione a banda larga, strumentazioni multimediali a disposizione del pubblico e un’offerta educativa e culturale ricca, accessibile e calibrata sulle diverse caratteristiche ed esigenze delle persone alle quali si rivolge.  

Così abbiamo concepito un intervento che potesse innestarsi con armonia nel progetto dell’architetto Fabio Fornasari, animando quello spazio fluido dove ogni cosa è progettata perché sia l’ambiente ad adattarsi alle diverse attività e ai suoi partecipanti, mai il contrario. 

Mettendo insieme le competenze di tutti i partner abbiamo realizzato un ambiente di apprendimento informale, quotidianamente presidiato da espert* capaci di spaziare tra diversi linguaggi e ambiti disciplinari per facilitare l’accesso alla cultura e diffondere nuove competenze, specialmente tra quelle fasce di popolazione che spesso restano escluse dalle migliori opportunità culturali.

Mentre tramonta l’idea della biblioteca come spazio silenzioso dello studio in solitaria, prende vita un luogo aperto e dinamico, un presidio territoriale di prossimità per favorire l’incontro, lo scambio e la collaborazione, una piazza culturale dove individui e gruppi trovano occasioni per crescere, coltivare passioni, ampliare orizzonti di conoscenza.

Lo spazio che ospitava la biblioteca Roberto Ruffilli è stato ripensato per diventare un luogo del fare manuale, digitale e creativo. Il progetto si snoda lungo quattro linee di sviluppo ad alto impatto tecnologico. Quali sono?

Sì, abbiamo definito 4 linee di sviluppo che servono, più che altro, a fare ordine nella miriade di strumenti e  metodologie che Liquid Lab propone, accoglie e di cui si nutre. 

Ma come dice lo stesso nome, siamo di fronte ad un progetto liquido, in cui tutto si mescola, i saperi si fondono e le distinzioni perdono di significato. 

Le quattro macro aree sono da intendersi, più che come aree tematiche, come chiavi di lettura e metodologie di ricerca del sapere contemporaneo: per capirci, è possibile occuparsi dello spazio e delle stelle dal punto di vista scientifico (Liquid Steam), dal punto di vista dei dati che ci permettono di comprenderlo e prevederne i fenomeni (Liquid Data), dal punto di vista di come esso viene raccontato attraverso la divulgazione scientifica o sognato e immaginato nella letteratura di tutti tempi (liquid literacy) o dal punto di vista delle idee e applicazioni che da esso sono state ispirate (Liquid Ideas).

Liquid Data è l’area tematica che raccoglie le attività incentrate sui dati che riguardano lo spazio pubblico, il modo in cui viene vissuto e trasformato dalle persone che lo attraversano. Ci interessa in particolare quel modo di guardare ai dati in un’ottica intersezionale, capace di restituire e valorizzare le pluralità e le diversità che caratterizzano persone e gruppi che spesso rischiano di essere sotto-rappresentati, quindi esclusi.

Liquid Steam si riferisce a decine di attività laboratoriali in cui scienza e tecnologia incrociano l’arte e il pensiero creativo per offrire a persone di diverse età esperienze di apprendimento in ambiti come la robotica sociale, la fabbricazione digitale, l’intelligenza artificiale,l’ architettura per bambini, per fare qualche esempio.

Liquid Literacy è l’area che guarda alle nuove alfabetizzazioni come esigenza e opportunità per sfruttare il potenziale di nuovi modelli di creazione e fruizione dei prodotti culturali, dalla lettura aumentata ai nuovi linguaggi legati alla realtà virtuale e aumentata e a tutte le forme di narrazione digitale.

Liquid Ideas restituisce quella dimensione fluida e non lineare del progetto, che prende forme ogni volta diverse e non predeterminate in base alle proposte della rete e del territorio: incontri, workshop, momenti di scambio di idee e competenze.

È un progetto che vuole raggiungere quelle fasce di popolazione per le quali è difficile avere accesso alla cultura. Qual è il vostro obiettivo?

La posta in gioco con Liquid Lab è quella di contrastare le disparità di accesso alle opportunità educative e culturali riconoscendo le diversità di partenza che caratterizzano le varie fasce di popolazione e legittimandole come base di partenza per strutturare proposte adatte ai bisogni reali delle persone. Per questo ogni attività laboratoriale è rivolta a specifici gruppi target, in modo tale da adattare contenuti, metodi e linguaggi alle specifiche esigenze delle persone coinvolte, tenendo conto di età, lingue e provenienze sociali e culturali, bisogni formativi, interessi e curiosità. Ci rivolgiamo in particolare a ragazze e ragazzi dagli 11 ai 16 anni, ma anche a  giovani adulti, docenti, educatori, bibliotecari e operatori culturali, adulti inoccupati o persone che necessitano di una riqualificazione professionale, anziani e persone con background migratorio e altre fasce di popolazione maggiormente colpite dal divario digitale e di accesso alla cultura.  La diversità di bisogni, interessi e aspirazioni di ognuno di questi gruppi richiede proposte modulabili, non standardizzate, aperte alla co-progettazione con i servizi socio-educativi e culturali territoriali e con gli stessi gruppi di destinatari. 

Attraverso percorsi trasversali orientati all’innovazione mettete in collegamento le discipline scientifiche con quelle umanistiche. In che modo e perché è così importante?

Le discipline STEM, (cioè le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica) hanno sicuramente un ruolo fondamentale nell’orientamento dei ragazzi e delle ragazze che frequentano la biblioteca  ma una caratteristica di Liquid lab è quella di costruire uno spazio di apprendimento in cui le discipline scientifiche e le humanities devono necessariamente convivere e comunicare, perché se l’informazione, la produzione culturale e le relazioni interpersonali sono mediate da codici e algoritmi, non è più il caso di costruire percorsi formativi a compartimenti stagni. Alle STEM abbiamo voluto affiancare un acronimo nuovo: ALPH, che sta per Arts, Literature, Philosophy and History, cioè l’altra metà delle competenze che devono caratterizzare un apprendimento continuo.

In un contesto in cui sul solco dell’esperienza ventennale di Sala Borsa si consolida una nuova idea di biblioteca in netta rottura con lo stereotipo della biblioteca medievale , allora anche l’idea di un sapere suddiviso in scienze dure e scienze umane può e deve essere superata.

La complessità della realtà in cui viviamo richiede approcci e prospettive diverse per cogliere la natura prismatica di ciò che ci circonda, quindi non ha più senso separare e scegliere una sola collocazione disciplinare quando si può spaziare tra vari ambiti e creare nuova conoscenza attraversando percorsi inconsueti, aperti, accessibili e significativi per le diverse soggettività coinvolte nei processi di apprendimento.

foto di Margherita Caprilli

Avete inaugurato a fine maggio e  siete partiti con diversi laboratori e progetti. Quali feedback avete raccolto? Cosa hanno portato a casa secondo voi i ragazzi e le ragazze da queste esperienze?

Abbiamo inaugurato a fine maggio, dopo mesi di progettazione e lavoro, ed è stato un momento davvero magico. Abbiamo visto concretizzarsi le nostre idee e, soprattutto, le abbiamo finalmente condivise con ragazzi e ragazze, genitori, persone curiose, amici, istituzioni ecc. A giugno siamo partiti con i primi laboratori per cominciare a scaldare i motori già prima dell’estate, e pensiamo che abbia funzionato: Realtà virtuale e architettura con Minecraft, Robot social club, Game design e Gioca con me sono solo alcuni dei percorsi che abbiamo portato avanti con ragazzi e ragazze. É stato bello leggere  la curiosità sui loro volti e vederli tornare, appuntamento dopo appuntamento, nonostante il caldo e le vacanze imminenti! Fino ad ora, ci sembra che i laboratori abbiano riscosso grande interesse, soprattutto perché propongono temi e attività molto vicini alla sensibilità dei più giovani: dove lo trovi un posto in cui, non solo puoi giocare a Minecraft, ma lo fai in compagnia e ti insegnano come utilizzarlo per affrontare temi di sostenibilità ambientale, cittadinanza attiva e riqualificazione urbana?

Di cosa hanno più bisogno gli adolescenti, secondo voi, e cosa sarebbe importante fare su questo fronte?

Ci sembra che gli adolescenti non siano mai stati così oggetto di dibattito senza essere al tempo stesso protagonisti, agenti di cambiamento. Hanno perso spazio di azione e di parola, sono stati molto isolati e non possono contare su una corretta guida in una dimensione onlife che il mondo adulto non padroneggia ancora, ne perdiamo ancora troppi lungo il percorso scolastico senza saperli orientare e ri-orientare quando occorre, si sentono spesso inadeguati e soffrono il peso del giudizio in ogni contesto.

Ci sembra che uno spazio come Salaborsa Lab quotidianamente attraversato da centinaia di adolescenti e giovani possa rappresentare un piccolo riscatto, una zona franca senza voti né giudizi ma ricca di stimoli e opportunità culturali e formative, dove l’apprendimento parte dall’autentica curiosità e la possibilità di scelta tra diverse attività consente di scoprire ambiti inconsueti e assecondare le proprie inclinazioni. 

È partito di recente Maker Space, in cosa consiste?

Maker Space è un laboratorio di artigianato digitale, aperto a tutta la cittadinanza, in cui mettiamo a disposizione strumenti (stampanti e scanner 3D, vinyl cutter e schede di prototipazione elettronica) e personale qualificato per guidare chiunque voglia nella realizzazione di piccoli progetti. É stato uno dei primi laboratori a partire e abbiamo deciso di portarlo avanti fino a fine anno: ogni mercoledì e ogni venerdì, dalle 17.00 alle 19.00, chiunque può venire nel nostro FabLab per progettare e realizzare oggetti interattivi, grafiche personalizzate, componenti di ricambio semplici e complessi, ecc.

Cosa avete in programma per i prossimi mesi?

Siamo ripartiti da qualche settimana e il programma è davvero fitto! Oltre a riproporre alcuni dei laboratori che abbiamo rodato prima dell’estate, ne partono tanti altri: Missione su Marte, per esempio, si rivolge ai più giovani e mira a progettare un robot per l’esplorazione spaziale; Limitless – Alfabetizzazione Digitale, invece, insegna alle persone anziane come utilizzare le tecnologie digitali per migliorare la vita quotidiana. Questi sono solo due esempi, che ci servono però a sottolineare come Liquid Lab si rivolga a diversi target e tocchi un ampio ventaglio di temi. Ma non abbiamo in programma solo laboratori, anzi! Non possiamo svelarvi tutto, ma stiamo organizzando anche un festival e vari appuntamenti tematici. 

Il primo è “L’universo nel cortile” che si è tenuto nel weekend dall’1 al 3 ottobre in occasione dell’arrivo, a Liquid Lab, di un vero e proprio planetario montato nel quadriportico di Vicolo Bolognetti! Due giornate per sperimentare l’ibridazione dei saperi che contraddistingue il progetto e, soprattutto,  un’occasione unica per la cittadinanza per scoprire i segreti dello spazio e appassionarsi al tema grazie a laboratori e attività diversissime tra loro.

Inoltre abbiamo deciso di prorogare fino al 31 dicembre la mostra 3ORIZZONTI, a cura di Stefano De Felici e Federico Mazza di Lampo Tv, in collaborazione con l’Italian Institute for the Future,  con la quale avevamo inaugurato Salaborsa Lab, in particolare lasciando attivo il percorso espositivo multimediale,  contenuti divulgativi e il percorso interattivo che permette di testare le proprie conoscenze sui viaggi spaziali per dare la possibilità apiù  ragazze e ragazzi che visitano la biblioteca di fruire di un’esperienza al confine tra arte e scienza, attraverso nuovi linguaggi e differenti media.  

Oltre agli eventi organizzati da noi, poi, ci piace l’idea di aprirci al territorio, guardarci attorno e portare dentro Liquid Lab contenuti ed esperienze significative in ambito culturale, educativo e ludico. Ad esempio ospiteremo il 7 ottobre la riunione della Rete Open Education Italia che dentro gli spazi di Salaborsa Lab  tratterà  temi come il femminismo dei dati nell’educazione aperta, l’utilizzo di risorse educative aperte nell’insegnamento della musica o il tema del welfare culturale nell’educazione aperta. Non solo, Liquid Lab ospiterà molti incontri di progetti internazionali,, appuntamenti legati al Festival della Cultura tecnica ma anche giornate dedicate al gaming per tutte le età, oltre alle tante attività e iniziative organizzate da Salaborsa e dalla rete delle Biblioteche di Bologna come presentazioni di libri ed eventi culturali. 

Come si fa a partecipare?

Niente di più semplice, basta scegliere il laboratorio e iscriversi qui     

Tutte le nostre attività sono aperte e gratuite! Per collaborare, portare i propri contributi o farci proposte basta scrivere una mail a: liquid-lab@archilabo.org 

Intervista di Silvia Santachiara