Quartiere San Donato - San Vitale

RiparAzioni

L’Accademia di Belle Arti fa entrare arte e bellezza nella vita di tutti. Intervista a Denise e Beatrice

Con il progetto “RiparAzioni”, l’Accademia di Belle Arti fa entrare cultura, arte e bellezza nella vita di tutti, aprendosi alla città attraverso percorsi di welfare generativo e utilizzando gli strumenti dell’arte per contrastare l’emarginazione sociale.

Quest’estate sono stati organizzati i primi quattro appuntamenti del progetto.

Abbiamo raggiunto Denise Duina e Beatrice Menegatti, studentesse del Biennio Didattica dell’Arte e mediazione culturale del patrimonio artistico, per farci raccontare qualcosa di più.

L’Accademia è scesa in piazza e ha aperto le sue porte alla comunità attraverso quattro momenti di arte partecipativa. Cosa avete realizzato e quale il filo rosso che legava i quattro appuntamenti?                                                                                                

I primi quattro appuntamenti del progetto, coordinati dalla Prof.ssa Del Gaudio, hanno avuto luogo tra Giugno e Luglio e sono stati accomunati dalla volontà di creare momenti di incontro, dialogo e scambio tra le studentesse e gli studenti, le e gli abitanti del quartiere, oltre che le persone frequentanti la zona, attraverso l’arte e le varie espressioni artistiche intese come pretesto per ricostruire la convivialità e la socialità che si erano perse nel periodo della pandemia.

Il primo incontro, “Pasta Workshop” è frutto di un workshop che ha visto coinvolte le studentesse e gli studenti dei corsi biennali di scultura e didattica dell’arte guidati dalla Professoressa Daniela Olivieri, in arte Sissi, e l’artista Christian Holstad. Le ragazze e i ragazzi hanno coinvolto la cittadinanza nella realizzazione di formati di pasta fresca che si sono trasformati in vere e proprie sculture commestibili.

“Donare arte” è stato un evento in cui Direzione e Consulta studentesca hanno collaborato per organizzare l’esposizione di libri, pubblicazioni e cataloghi provenienti dall’Accademia e dalla Pinacoteca. In quest’occasione le persone presenti potevano scegliere e personalizzare, attraverso i disegni delle studentesse e degli studenti del corso di Illustrazione, i libri o i cataloghi. Una condivisione delle produzioni editoriali dell’Accademia e dei suoi progetti.

“In and out: prove di stampa” era diviso in due momenti, una visita in Pinacoteca guidata da alcune studentesse e studenti del dipartimento di Didattica dell’arte e un laboratorio ispirato alle opere floreali del museo, seguito dalle studentesse e dagli studenti del corso triennale di Grafica d’arte. Il dialogo con tecniche grafiche e il dipinti della Pinacoteca ha dato vita a forme e colori che le e i partecipanti potevano realizzare e portare via con sè.

“In and out: Paesaggi in palmo di naso” prevedeva un laboratorio di pittura di paesaggi in miniatura guidato dall’illustratore Alessandro Sanna e ispirato ad alcune opere della sezione medievale della Pinacoteca. Anche questo laboratorio era parte di un esperienza caratterizzata da una visita presso la Pinacoteca, sempre guidata dalle studentesse e studenti del Dipartimento di Didattica dell’arte.

Paesaggi in palmo di naso – foto di Luisa Mignemi

Si sono svolti in Piazza Roberto Raviola, a pochi passi dall’Accademia di Belle Arti, al fine di animare un luogo spesso attraversato da situazioni di grande marginalità e fragilità, per restituire alle cittadine e ai cittadini uno spazio di socialità. Come avete coinvolto persone provenienti da contesti differenti e cosa è emerso dallo scambio e dal confronto?

Il coinvolgimento delle persone è stato quasi spontaneo: molti passanti si fermavano ad osservare, con più o meno curiosità, e molti erano i volti che si affacciavano alle finestre. È bastato avvicinarsi ai più timorosi per invitarli a conoscere il progetto raccontandogli cosa stava avvenendo e come prenderne parte.

Già dalle fasi iniziali di allestimento la curiosità delle persone che, per quanto sempre presenti, sono spesso ai margini di questa piazza, si è palesata: chi con un’iniziale diffidenza, chi con più entusiasmo. Confrontandoci con le e i partecipanti ai vari workshop è emerso il loro entusiasmo per l’iniziativa e la voglia di partecipare ai vari eventi per conoscere la vita sociale della zona e le materie che ogni giorno studiamo e caratterizzano i nostri percorsi.

Le attività si sono svolte su grandi tavoli a forma di tavolozza progettati da due studentesse di Scenografia. Perché e quale il valore anche simbolico?

La forma della tavolozza richiama appositamente la sfera artistica, dimensione nella quale tutti noi abitiamo ogni giorno frequentando l’Accademia. Questi tavoli-tavolozze, venendo utilizzati come supporto per le attività, acquisivano ad ogni incontro con il pubblico macchie e impronte di diverso colore, metafora dell’importanza e della necessità dell’arte come pretesto per creare momenti di convivialità stimolanti e fruttuosi per la collettività.

La progettazione e realizzazione è stata seguita appunto da Miriam Passarelli e Sofia Martello, due studentesse del corso biennale di Scenografia, che hanno avuto modo di mettere in pratica le competenze acquisite durante i loro studi.

Cosa avete portato a casa da questa esperienza? Quali sono stati i feedback?

Ogni esperienza è importante per la nostra crescita professionale, io e Beatrice eravamo in gruppi di lavoro diversi. Io, Denise, ho avuto modo di assistere la Prof.ssa Del Gaudio per seguire gli aspetti organizzativi e capire come riuscire a fare incastrare tutto, per la buona riuscita degli eventi; è un’esperienza che si apprende solo sul campo e non sui libri.

Invece io, Beatrice, ho partecipato alle attività laboratoriali e alle visite guidate in Pinacoteca: per me quest’esperienza è stata un’occasione per sperimentare la mediazione delle opere d’arte del museo con un pubblico differente rispetto a quello delle scuole; ma anche un’opportunità per relazionarmi con persone diverse durante le attività, cercando di rispondere alla loro curiosità e interesse.

prove di stampa – foto Luisa Mignemi

Qual è stato l’aspetto più complesso?

Il fatto che gli incontri fossero aperti a chiunque volesse partecipare implicava una grande imprevedibilità di ciò che sarebbe accaduto: quello che sembrava un aspetto complesso si è rivelato come una grande possibilità, uno spunto per approfondire la riflessione sul contesto di fragilità che caratterizza queste zona e sulle necessità delle e degli abitanti che la vivono, compresi noi. E proprio noi studentesse e studenti viviamo questo spazio di collettività e convivialità, perciò sentiamo la necessità di muoverci creando legami e spazi per l’incontro, a modo nostro, con la nostra arte.

Di cosa ha bisogno, secondo voi, la comunità e quali le principali criticità della zona?

Sicuramente, dopo questi anni di restrizioni, la ripresa alla socialità, l’incontrarsi, era il primo dei bisogni da soddisfare. Piazza Raviola, come parte della zona “U”, ha un vissuto di degrado e abbandono dato da vari motivi radicati nel tempo, che non sta a noi valutare e che sicuramente non sono risolvibili in poco tempo, ma animare e riempire la piazza può essere l’inizio di un miglioramento.

C’è un aneddoto che volete raccontarci?

Durante l’incontro “Donare arte”, oltre alla donazione di libri e cataloghi provenienti dalla Pinacoteca e dall’Accademia, era presente un trio di musicisti che hanno animato la piazzetta con il suono dei loro strumenti. È stato un momento di grande allegria generale, tant’è che molte persone si sono unite a ballare con tutte le persone partecipanti all’attività. Una professoressa è stata invitata da un ragazzo senza fissa dimora, che solitamente sosta nella zona, a ballare con lui: è stato molto divertente vederli volteggiare tra la gente.

prove di stampa – foto Luisa Mignemi

Durante l’appuntamento “donare l’arte” avete donato alla cittadinanza libri, pubblicazioni e cataloghi provenienti dall’Accademia e della Pinacoteca. Ogni libro è stato personalizzato con schizzi, illustrazioni e disegni realizzati sul momento da studentesse e studenti. Quale è stato il valore e il significato di questa azione?

L’atto di donare libri, cataloghi e pubblicazioni di carattere artistico è stato prima di tutto un modo per permettere a chiunque di avvicinarsi al mondo dell’arte attraverso scritti e raccolte di diverso genere sull’argomento: nelle mani delle e dei partecipanti, che avevano la possibilità di portarli via con sé, questi libri hanno sicuramente ottenuto una nuova vita.

Disegnare è il nostro pane, e perchè non condividerlo? L’evento è stato pensato come una grande festa, l’esposizione dei libri era accompagnata da musica e gelati, lasciare un ricordo artistico è stato un modo per lasciare anche un segno di noi, un’impronta, oltre che al testo scelto.

Come continuerà il progetto?

Ci stiamo già organizzando per l’anno prossimo, sempre grazie ai fondi del progetto PON, con nuove idee e laboratori per contribuire a dare sempre più vita a una piazza che è anche nostra, ma non solo, che è di tutte e tutti.

Paesaggi in palmo di naso – foto di Luisa Mignemi