Quartiere Navile

ConnettiAMO Pescarola

ConnettiAMO Pescarola. Intervista a Dylan, Francesco e Toure

Dylan ha 18 anni e sta per trasferirsi alla Pescarola con la sua ragazza, il suo bimbo e suo padre.

La mamma, non ce l’ha più.

Seduto sul divano del Cubo, gli chiedo come si vede tra dieci anni. Si sfila la cuffia di lana scura e la stringe tra le mani. “Ho lasciato la scuola dopo la terza media e sono un padre di famiglia, il mio sogno è stare con il mio bambino e la mia donna. E poi fare musica”. Sotto quegli occhi scuri non smette mai di sorridere.

“Sono uno fedele – mi dice-. Ho iniziato subito a scherzare per tenerci su di morale. Provo a far ridere gli altri, ci riesco anche con Toure, che è sempre serio”.

Accanto a lui c’è Toure. “Sono riflessivo – mi dice abbassando gli occhi-. Sono sempre stato così”. Ha 18 anni, è nato in Costa d’Avorio ma da sei anni vive al Navile. Mi racconta che al primo posto nella sua vita c’è il calcio, ma anche che fa il ballerino in discoteca, il Dj e a volte il modello. Sotto la cuffia blu ha i capelli biondo platino. Gli chiedo come ha iniziato. “Facevo video in giro mentre ballavo, poi li caricavo su Youtube e su Instagram, per farmi notare”.

Qualcuno, lo nota.

Poco più in là, su una sedia, c’è Francesco. Felpa, barba appena accennata, una montagna di capelli e uno sguardo delicato. E’ il più grande di tutti e dopo aver cambiato quattro scuole, ha lasciato senza diplomarsi. Sa suonare più di uno strumento. “Spero, un giorno – mi dice – di scrivere musica”.

Sono i tre ragazzi che hanno realizzato un percorso didattico nel verde in sei tappe, tra il giardino Sarah Jay e l’area verde attorno al Centro Sportivo Pizzoli costituito da casette/stazioni didattiche e da un gioco dell’oca calpestabile. Un percorso formativo e di orientamento al lavoro di due mesi curato dall’Associazione Terra Verde attraverso il quale hanno fatto lezioni di falegnameria, giardinaggio e arredo urbano, che si inserisce all’interno di ConnettiAMO Pescarola, progetto coordinato dall’Associazione Senza il banco.

Si sono conosciuti qui e si sono piaciuti subito.

Prima di iniziare l’intervista, facciamo gli scatti. Ciascuno sceglie l’oggetto che più lo rappresenta: Dylan prende il badile perché serve per fare le buche, mentre Toure un avvitatore perché l’ha usato tanto. Francesco, il martello: “Mi piacciono gli oggetti aggressivi”, mi dice.

Raccontateci il progetto

“Abbiamo iniziato con una parte sul verde e sulla gestione di crescita dell’erba, poi abbiamo iniziato con la falegnameria per costruire le casette degli uccellini, dei pipistrelli, delle api, delle farfalle e la casa dell’albero, oltre ad un gioco dell’Oca calpestabile floreale. Infine siamo venuti ad installarle qui. E’ un percorso didattico in sei tappe”

 Cosa vi è piaciuto di più?

Dylan: “Giardinaggio. C’era il sole quel giorno. All’inizio avevo freddo e male alle ossa ma poi quando ci si scalda è bello”

Toure: “Fare il falegname. Mi piacciono le cose pratiche”

Francesco: “Fare gli scassi sopra una scatola di legno per inserire delle cerniere, è per un progetto che faremo più avanti. E’ l’attività più fine, bisogna avere una mano molto ferma, mi sono sentito quasi un artigiano. Un’altra cosa molto bella è stato il laboratorio di ceramica nel quale abbiamo costruito e dipinto le decorazioni delle casette delle api e delle farfalle. E’ stato un lavoro più artistico, diverso dagli altri”

 Cosa vi portate a casa da questa esperienza?

Dylan: “E’ una soddisfazione vedere quello che si è riusciti a fare. Una volta capito il meccanismo non è difficile”

Toure: “Ho imparato molto, anche ad usare materiali diversi. Ed è bello vedere il risultato del proprio lavoro”

Francesco: “Mi porto a casa la consapevolezza di poter fare un lavoro impegnativo in modo costante. Prima non sapevo di essere in grado, la scuola era sempre andata male e non avevo fatto altri lavori. Il lavoro nobilita l’uomo e quello manuale ancora di più, io ci credo in questa cosa. E’ bello sporcarsi le mani per fare qualcosa di utile. Sono pigro, prima la vedevo come una cosa non necessaria. E invece mi sono divertito molto”

Qual è secondo voi il valore del progetto?

Dylan: “Dipende. Qualcuno ha rubato piante che avevamo piantato per le api. Così passa la voglia, uno si chiede cosa lo facciamo a fare allora. Il progetto però ha un grande valore, sia per gli animali che per le persone, che è la bellezza”

Toure: “Ho pensato ai ragazzi del quartiere. Vedono una cosa e la rompono. Rovinano tutto, perché non sono loro a fare i lavori. Ho pensato a questo, al fatto che poi sarebbe stato distrutto tutto”

Francesco: “Avrebbe anche senso quello che abbiamo fatto se le nuove generazioni non si rimbambissero sui cellulari. Bisogna tenerli lontani dai telefoni per avvicinarli alla natura. Il cervello è sempre in moto, ma il corpo appassisce. Non si fa più niente con le mani e non si guarda più, non si sta più con gli altri, non si sa più con chi ci si sta relazionando”

 Il percorso vuole essere anche un ponte invisibile tra la zona del Cubo e quella del Pizzoli. Vedete differenze tra le due aree?

“Nessuna. Questa divisione ideale in realtà non c’è. Al Cubo stanno solitamente gli anziani, al Pizzoli i ragazzi, che si ritrovano al Boccio a giocare a calcio e si spostano al Cubo le sere d’estate perché c’è più luce. In inverno invece si ritrovano alla casa gialla”

 C’è qualcosa che non va o che sarebbe migliorabile?

Dylan: “Ora abito in via Erbosa, in emergenza abitativa, e mi trasferirò tra poco in via del Lazzaretto finchè non mi assegneranno la casa definitiva. Quindi ancora non saprei dire”

Toure: “Non giro più qua in quartiere, ho troppe cose da fare. Il motivo sono anche le persone, che fanno cose che a me non piacciono. Preferisco fare le cose che mi interessano, quindi ci salutiamo e basta. Però a livello di servizi va tutto bene”

Francesco: “Io abito alla Croce di Casalecchio con mio padre. Esco poco, solo se c’è un motivo per farlo. Sono solitario ma ho tanti vicini di casa coetanei e non mi sento isolato”

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