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Così sarà! La città che vogliamo

“La città dei supereroi”. Intervista ad Alfonso della Casa del Gufo, Margherita ed Enrico

Un fumetto per raccontare le storie di un gruppo di ragazzi che, sfidando le avversità del quotidiano, prende coscienza dei propri superpoteri e li mette a servizio della città, diventando essi stessi i protagonisti delle vignette.

Il progetto si chiama La città dei supereroi e a proporlo sono stati I ragazzi del Gufo, un gruppo di studenti tra gli 11 e i 14 anni che si incontrano alla Casa di Quartiere Casa del Gufo tre volte a settimana per fare insieme, e con il supporto degli educatori dell’Associazione Senza il Banco, varie attività ludiche, ricreative, artistiche e artigianali

È una delle sei idee selezionate attraverso il Concorso di idee di Così Sarà, una call pubblica rivolta a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 25 anni a cui sono state chieste delle idee creative per immaginare la città del futuro.

Il progetto è sostenuto, come le altre idee selezionate, da un budget di 2.500 € e da una delle sei realtà teatrali che fanno parte di Così Sarà. Ad accompagnare ed affiancare i ragazzi della Casa del Gufo è La Baracca – Testoni Ragazzi, che li ha portati a far diventare l’idea una realtà con la collaborazione di Enrico “3ko” Montalbani, illustratore e fumettista, che ha trasformato le drammaturgie sviluppate dai ragazzi in tavole illustrate che raccontano con la tecnica del fumetto le avventure di questi supereroi. Sono esposte al Teatro Testoni Ragazzi e alla Casa del Gufo.

Incontro Alfonso D’Urzo, 11 anni, uno dei ragazzi della Casa del Gufo. Ci sediamo in giardino, gli chiedo qual è il suo miglior superpotere. Mi guarda e resta qualche istante in silenzio: “La parola. Perché la forza può fare male ma il dolore passa. Le parole invece, restano per sempre nella mente”.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Alfonso, ci racconti l’idea?

“L’idea era rendere la nostra città un posto migliore e nel fare questo c’è sempre bisogno di un aiuto, di un supereroe”.

Di quali superpoteri c’è bisogno?

“C’è bisogno di superpoteri non tanto in situazioni incredibili, ma nelle situazioni quotidiane come un litigio, un insulto. Piccole cose che però fanno male e per le quali c’è bisogno di qualcuno che risolva la situazione. Abbiamo raccontato ad esempio una storia ambientata in uno spogliatoio, dopo una partita di calcio. L’avversario prende in giro un compagno che piange per aver perso la partita chiamandolo femminuccia. Questa ingiustizia deve essere fermata perché anche i maschi piangono, tutti piangono. Si deve comunicare di più, questo è il superpotere di cui c’è bisogno e che può risolvere la situazione. La violenza si può fermare con le parole. Un’altra emozione che abbiamo raccontato è quella della vergogna per aver rubato qualcosa ed essere stati colti sul fatto. Qui il superpotere è la possibilità di riavvolgere il tempo e prendere consapevolezza di quello che si sta facendo ”

 Perché raccontare storie attraverso il fumetto?

“Mi piace il fumetto perché attraverso immagini fa capire bene una storia e perché è un mezzo per i ragazzi. Supereroe può essere ognuno di noi e in una città dove succedono tante ingiustizie è importante fermarle”

Ti senti un supereroe?

“Mi sento una persona che prova a fare del suo meglio”

Che effetto ti ha fatto essere uno dei protagonisti?

“Io sono rappresentato dalla forza, all’interno della tavola ambientata nello spogliatoio della partita di calcio. Essere la forza può essere bello, ma deve essere usata bene. Se utilizzata in modo fisico può fare male, ma la forza è anche altro, può essere usata per dire: ‘non farlo!’ o per difendere”

Qual è il tuo sogno?

“Il mio sogno è fare hockey su ghiaccio a livello professionale e poi vorrei lanciarmi con il paracadute. Insomma, volare”

Accanto ad Alfonso c’è Margherita Molinazzi, tutor per La Baracca – Testoni Ragazzi e l’illustratore Enrico “3ko” Montalbani.”.

Foto di Margherita Caprilli per Fondazione Innovazione Urbana

Margherita, qual è il valore di questo progetto?

“Hanno avuto l’intuito di proporre supereroi ma con poteri umani, che tutti possiamo avere per migliorare noi stessi e la città in cui viviamo. Credo sia un valore molto bello”

Come li avete affiancati?

“Abbiamo iniziato a distanza e i primi incontri sono stati di ascolto e di brainstorming per conoscerli e capire cosa volevano raccontare. Avevano già lavorato in precedenza con Sonia Bisci e Manuela Ara e tutte le proposte sono state pensate insieme a loro. Ciascuno ha una storia e un proprio immaginario, oltre ad un diverso ‘sentire’ e sono emerse tematiche come la vergogna, il pianto, l’umiliazione legata al bullismo. Avevano utilizzato in precedenza il mezzo dei video Tik Tok ma ci è subito sembrato un lavoro diverso. Molti ragazzi disegnano, erano molto improntati sul fumetto ed entusiasti di lavorare insieme ad un esperto. Così abbiamo cambiato rotta traducendo l’idea in un fumetto in cui gli stessi ragazzi fossero i protagonisti.

Quali storie avete raccontato?

“È emersa subito la tematica dell’impossibilità per i maschi di piangere. Si sono aperti su situazioni personali ed è stato molto utile per capire che sono emozioni che viviamo tutti. Così abbiamo utilizzato la partita di calcio per parlare di empatia e di comunicazione come superpotere. Un altro tema è stato quello della vergogna come opportunità per capire di aver sbagliato e migliorarsi. Un ragazzo ha raccontato di aver preso degli evidenziatori ad un compagno per poi vergognarsi tantissimo per il suo gesto, soprattutto dopo aver saputo che erano stati un regalo del nonno. Da qui abbiamo costruito la storia e il superpotere è quindi il controllo del tempo, per poter tornare indietro e riconoscere prima i propri errori. Un altro tema è stato invece quello della casa, che i ragazzi sentono molto. Abbiamo deciso di affrontarlo riprendendo il concetto di sentirsi a casa anche in città. Il superpotere è quello di potersi moltiplicare per poter rendere la città qualcosa che ci appartiene”.

Enrico, come avete lavorato per trasformare queste storie in fumetti?

“Mi sono subito reso conto che era importante per i ragazzi che questi temi fossero ricondotti ad un qualcosa di molto personale, di relazione, unendo i temi alle emozioni. Anche le capacità dei personaggi sono unite ad una possibile richiesta verso le Istituzioni. Ad esempio l’empatia e la comunicazione potrebbero essere una richiesta di vera comunicazione della città, il superpotere della velocità la richiesta di una burocrazia più snella e di una maggior velocità di comprensione ed intervento sulle regole del quotidiano convivere, il moltiplicarsi in città vuole trasmettere un senso di appartenenza: chiedere alla città, ma anche dare. Ho raccontato loro come si costruisce una storia, quali sono le sue regole, quali gli elementi, come renderle realistiche. I ragazzi sono i protagonisti di queste storie ed è stato molto utile per loro vedersi disegnati per scegliere insieme quali elementi inserire e quali no. Nella finzione ciascuno decide quanto concedere e cedere di sè stesso. Ogni storia è una tavola perché l’idea era quella del formato poster e di rendere la fruizione veloce, inoltre ciascuna è realizzata in bianco e nero ma con un colore che le differenzia”.

Intervista di Silvia Santachiara